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    Sostenibilità per Azioni

    La sostenibilità non si dice, si fa

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Siamo

Dal 1997 promuoviamo il cambiamento per la sostenibilità attraverso l’innovazione sociale. Dalla ricerca alla pratica, per trasformare il pensiero in azione. Perché la sostenibilità non si dice, si fa.

Ricerca & Sviluppo

Svolgiamo attività di ricerca per contribuire alla diffusione di pratiche innovative capaci di generare un cambiamento verso la sostenibilità

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Incubazione

Svolgiamo attività di incubazione all’imprenditoria sociale, grazie al nostro incubatore Make a Cube³ che seleziona e forma startup innovative

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Consulenza

Forniamo servizi di consulenza e soluzioni specifiche a imprese e organizzazioni che credono fermamente nella sostenibilità

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Ridiamo vita a spazi abbandonati in modo creativo e partecipato, per trasformare le funzioni industriali in servizi per la comunità

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Il nostro Blog

Il valore condiviso come leva della cooperazione allo sviluppo

26 settembre 2017
Martedì 3 ottobre 2017 | 11:00 – 13:00 Nell’ambito de Il Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale Gli SDGs hanno riportato al centro dell’agenda politica ed economica il dibattito sulla funzione sociale delle imprese. In particolare, ad esse è assegnato un ruolo da protagoniste nell’affrontare e risolvere questioni di natura sociale, attraverso leve di business. Questa prospettiva è peraltro coerente con la legge italiana di riforma della cooperazione internazionale, che affida al settore privato un ruolo da protagonista. Il tema dello shared value appare un quadro logico potente, capace di interpretare e rilanciare un diverso approccio alla creazione di valore delle imprese, aprendo ad esse nuove opportunità di mercato. Avanzi, insieme ad ospiti come FSG (società di consulenza statunitense fondata da Mark Kramer, tra i padri della teoria dello shared value), Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), ENEL e AVSI, intende identificare risposte innovative per promuovere lo sviluppo del settore privato in una logica di partnership e collaborazione. Programma 11.00 Saluto di Benvenuto e introduzione Giovanni Pizzochero, Avanzi 11.10 L’esperienza internazionale Nina Jais, Associate Director FSG 11.30- 12.10 La realtà oggi in Italia, progressi e sfide Modera Davide Dal Maso, Avanzi Intervengono: Mirko Tricoli, Private Sector Engagement and PPT Officer AICS Maria Cristina Papetti, Head of Sustainability Projects and Practice Sharing Enel Francesca Oliva, Program Manager and Energy Focal Person AVSI Foundation 12.10 Avanzi e lo Shared Value Lab Int’l Amelie Franchin, Senior Advisor Avanzi 12.30 Dibattito e conclusioni Modera Davide Dal Maso, Avanzi A call to action. Durante l’incontro Avanzi presenterà la propria risposta strategica e operativa alle opportunità che stanno emergendo per le imprese, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, nei settori della corporate citizenship e della sostenibilità.

L’Open Innovation per la sostenibilità

4 luglio 2017
Alcuni mesi fa noi di Avanzi e Make a Cube3, con la collaborazione di Trivioquadrivio e SCS, abbiamo attivato una riflessione sul tema dell’Innovazione Aperta, coinvolgendo alcuni soggetti che gravitano attorno al nostro ecosistema: grandi imprese (A2A, Acea, Autogrill, BNL Gruppo BNP Paribas, ECF Consulenza: Empowerment Consulenza Formazione, Edison, Gruppo Bancario Crédit Agricole Italia, Intesa San Paolo, Magneti Marelli, Metalog Italia, Monte dei Paschi di Siena, Oxway, Randstad, Saint-Gobain, SEA Aeroporti Milano, Terna), enti pubblici (Comune di Bologna, Comune di Milano) e startup. Le domande che ci siamo posti erano più o meno queste: come possiamo abilitare strumenti di Innovazione Aperta per soddisfare bisogni sociali? Come l’impresa può coinvolgere l’intelligenza collettiva e i soggetti innovatori (changemaker, li chiamavamo) nella risposta a questioni di natura sociale? Come abilitare l’incontro tra la domanda di innovazione (delle imprese tradizionali) e l’offerta che risiede in startup, progetti informali, microimprese? Crediamo che l’Innovazione Aperta possa essere una piattaforma di grande interesse per attivare nuove relazioni tra imprese e istituzioni, tra pubblico e privato. Crediamo che l’Innovazione Aperta, e in particolare l’innovazione sociale, si stia oggi concentrando prevalentemente attorno a due poli. La città (smart city, coworking, fab lab e i fenomeni a ciò connessi) e l’impresa. Fino ad oggi l’impresa ha cercato l’innovazione, in spazi (fisici e metaforici) confinati. Domani sarà l’innovazione, diffusa, integrata, sempre meno perimetrabile, a cercare le imprese che ne possano far esplodere il potenziale. Principale fattore critico di successo (in uno scenario competitivo e di consumo in rapido mutamento), essa è e sarà sempre più trasversale agli ambiti organizzativi e si otterrà valorizzando l’intelligenza che circola in grande abbondanza dentro e fuori l’azienda. Ma l’azienda oggi non è attrezzata per intercettare questo copioso flusso di idee. Mentre l’innovazione si è fatta aperta, l’azienda è rimasta chiusa. Per noi, Open Innovation ha un accento (acuto) su open. L’innovazione è un esito. In-nova-azione, in cui gli attori sono le persone. Innovazione umana. L’Open Innovation – se interpretata in modo non utilitaristico dall’impresa – diviene uno strumento capace in qualche modo di democratizzare i processi di produzione e vincere due tra le più grandi paure del nostro tempo: quella del conflitto (tra status quo e futuro) e quella del fallimento (di un’idea). Stiamo alla larga dai processi speculativi in cui l’impresa esternalizza il rischio intrinseco all’innovazione per privatizzarne il profitto. Crediamo che l’Innovazione Aperta sia un processo win win, con rischi e ricompense condivise, perché innovazione basata sulle relazioni e sulla co-progettazione, ovvero su un riallineamento degli interessi tra stakeholder. Un’innovazione capace di generare capitale relazionale, ovvero valore sociale. Il framework interpretativo, che abbiamo prima abbozzato e poi validato con i molti interlocutori attivati, vede l’Innovazione Aperta come paradigma secondo cui le imprese possono favorire lo scambio di idee, competenze, tecnologie, asset, prodotti e servizi con attori esterni con il duplice obiettivo di migliorare la propria posizione competitiva e, allo stesso tempo, arricchire territori, contesti e mercati in cui operano. E’ un processo iterativo e interattivo che si alimenta con la condivisione, con la

Housing sociale: le nuove sfide delle politiche abitative

2 maggio 2017
Ci troviamo indubbiamente di fronte a un forte cambiamento nel modo di intendere, progettare e gestire la casa sociale. Da un lato, la domanda di casa sociale (leggi accessibile) è sempre più complessa: evidenzia un bisogno in termini di alloggi, ma anche di supporto alla persona e alla qualità dell’abitare. Questa necessità è espressa da un pubblico sempre più ampio e diversificato – migranti, giovani, studenti e lavoratori fuori sede, famiglie monoparentali, etc. Dall’altro lato, l’offerta – il più delle volte – non si limita a mettere a disposizione una casa a prezzi calmierati, ma lavora, con intensità e modalità differenti, all’attivazione di forme di collaborazione tra abitanti, al sostegno della fragilità sociale, all’offerta di nuovi servizi per la comunità. Un’offerta messa in campo grazie all’attivazione di un nuovo sistema di attori privati, che ha iniziato a popolare il campo delle politiche abitative, sperimentando soluzioni innovative con approcci inediti, proponendo modelli differenti dai più tradizionali e rigidi messi in campo dall’attore pubblico. La nuova Legge di Regione Lombardia sulla casa (L.r.16/2016) riconosce questo cambiamento, proponendo una nuova interpretazione delle politiche abitative, che passano da questione prevalentemente edilizia a questione che rientra appieno nella sfera del welfare. Lo spostamento del fuoco dalla produzione alla gestione proposta dalla nuova legge porta a una ridefinizione dell’attuale modello gestionale, individuando oltre ai tradizionali ambiti tecnico e amministrativo, una dimensione sociale: la gestione dei servizi abitativi diventa un servizio di natura multidimensionale, che richiede nuove competenze in grado di rispondere a una domanda sempre più complessa, profondamente connessa con l’inclusione e la coesione sociale. La Legge, inoltre, apre il campo della gestione dei servizi abitativi “pubblici e sociali” agli operatori privati, dando loro la possibilità di accreditarsi presso il sistema regionale. In questa cornice, il sistema di accreditamento è il dispositivo che porrà in essere le migliori condizioni possibili affinché l’incontro tra problema e attori produca risultati davvero efficaci. Avanzi, per conto di Eupolis Lombardia, ha svolto un progetto di ricerca finalizzato alla progettazione del sistema di accreditamento dei gestori dei servizi abitativi in Regione Lombardia. L’interpretazione che ha guidato il lavoro vede le politiche abitative come una politica integrata e place based: una rappresentazione che riconosce l’unicità dei singoli contesti, portando a una definizione del programma gestionale che si caratterizza caso per caso e che fa del soggetto gestore un attore locale. Quest’ultimo, oltre ad occuparsi della cura, manutenzione e gestione (anche sociale) degli alloggi, si occuperà anche dell’intero contesto di riferimento. In questo senso il soggetto gestore è il nodo fondamentale di una più ampia rete di soggetti locali, con i quali attiva collaborazioni per rispondere a bisogni locali, sviluppando nuove progettualità; attivando nuovi servizi per il quartiere; promuovendo l’uso e la cura degli spazi aperti; ampliando il proprio campo di intervento; trattando temi legati alla sostenibilità ambientale, agli stili di vita sostenibili, alla cultura; sostenendo forme di auto-imprenditorialità di comunità. Ne consegue, quindi, la necessità di selezionare soggetti gestori capaci di rispondere a una nuova domanda di conduzione. Il sistema di accreditamento disegna

Innovazione Sociale e Comuni: abilitare il city making

27 marzo 2017
BASE Milano avvia un percorso di discussione e confronto sui temi del city making. Primo appuntamento mercoledì 29 marzo alle ore 17.00 con la presentazione del rapporto di ricerca “L’innovazione sociale e i Comuni: istruzioni per l’uso” curato dall’Ufficio studi e ricerche di ANCI, in collaborazione con Agenzia nazionale giovani. L’innovazione dal basso è la capacità di produrre soluzioni efficaci per il trattamento di problemi collettivi. È la cifra del cambiamento in atto nella produzione dei servizi pubblici, nelle forme del lavoro, nei modi di abitare, nella creazione di coesione sociale, nelle strategie quotidiane di cura del benessere individuale e collettivo, nelle pratiche culturali e della mobilità. I Comuni italiani hanno risorse, strumenti e interesse a sostenerla. Hanno elaborato progetti, intrapreso iniziative, messo a disposizione spazi e immobili. Le sperimentazioni sono numerose, ma c’è bisogno di sistematizzarle e ricondurle a qualche modello operativo. È il compito che si è dato la ricerca “L’innovazione sociale e i Comuni: istruzioni per l’uso”. Presentano la ricerca: Annalisa Gramigna, IFEL (Fondazione Anci per la Finanza Locale) Valentina Piersanti, ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Ne discutono: Claudio Calvaresi, Avanzi – Sostenibilità per Azioni Annibale D’Elia, Comune di Milano Flaviano Zandonai, Euricse

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