• Avanzi
    Sostenibilità per Azioni

    La sostenibilità non si dice, si fa

    Scopri come

1
/
3
/

Siamo

Dal 1997 promuoviamo il cambiamento per la sostenibilità attraverso l’innovazione sociale. Dalla ricerca alla pratica, per trasformare il pensiero in azione. Perché la sostenibilità non si dice, si fa.

Ricerca & Sviluppo

Svolgiamo attività di ricerca per contribuire alla diffusione di pratiche innovative capaci di generare un cambiamento verso la sostenibilità

Scopri di più

Incubazione

Svolgiamo attività di incubazione all’imprenditoria sociale, grazie al nostro incubatore Make a Cube³ che seleziona e forma startup innovative

Scopri di più

Consulenza

Forniamo servizi di consulenza e soluzioni specifiche a imprese e organizzazioni che credono fermamente nella sostenibilità

Scopri di più

Habitat

Ridiamo vita a spazi abbandonati in modo creativo e partecipato, per trasformare le funzioni industriali in servizi per la comunità

Scopri di più

LA CREATIVITA’ E’ L’INTELLIGENZA CHE SI DIVERTE

Sperimenta

Il nostro Blog

Il crowdfunding non si dice, si fa

12 febbraio 2016
Siamo stati contattati dal Politecnico di Milano che, nell’ambito di un progetto europeo, sta supportando una campagna di crowdfunding per la realizzazione del prototipo di un veicolo solare sostenibile. E fin qui niente di particolarmente entusiasmante. Ma (potevate anche immaginarvelo che ci sarebbe stato un “ma” a questo punto), si da il caso che questo progetto riunisca in sé almeno tre grandi nostre passioni: L’amore per la bicicletta La diffusione delle rinnovabili  La realizzazione di esperienze innovative che animano i territori e le comunità locali. Se aggiungiamo anche che l’iniziativa ha pure un approccio completamente “open” allora non possiamo che fare la nostra parte e promuoverla al meglio. Per chi fosse interessato la campagna è raggiungibile a questo link. L’obiettivo che si sono dati i baker, da raggiungere entro aprile, è di 16.000€. Con pochi spicci c’è la possibilità di vedere il proprio nome (o logo) stampato sul veicolo e, per cifre più alte, si potrà frequentare un corso di metà giornata tenuto dalla ShareRadio e partecipare come parte dello staff al primo evento in cui verrà utilizzato SoundRide. Qui sotto riportiamo la descrizione del progetto. In bocca al lupo! SoundRide è un veicolo che usa energia rinnovabile progettato come stazione radio itinerante. SoundRide è alimentato da pannelli solari, e pedalata assistita con motori Brushless Hub, collocati nelle ruote con una minima perdita energetica; questo gli permette di raggiungere in breve ogni luogo della città e di far funzionare la radio sul luogo dell’evento con la sola energia del sole. Sarà infatti ShareRadio, web radio di Milano, a usarlo per raggiungere eventi in tutta la città e dare ad ognuno l’opportunità di far sentire la propria voce, promuovendo e favorendo l’inclusione sociale. SoundRide è dunque progettato con due principali funzioni: come veicolo (facilitando gli spostamenti della ShareRadio verso i luogo degli eventi); e come stazione radio per trasmettere dal luogo stesso degli eventi. Si gira il sedile, si aprono gli scomparti e la radio è pronta per la diretta! L’uso di sola energia solare garantisce a SoundRide la totale indipendenza e sostenibilità! SoundRide è stato progettato da Ciro Davila per rispondere a una sfida progettuale lanciata dal Politecnico di Milano in collaborazione con ShareRadio all’interno del progetto Europeo SustainabilityMaker, che ha sviluppato una piattaforma per la gestione del lancio di sfide progettuali sostenibili, per la progettazione distribuita (crowd-design), per la selezione dei migliori progetti (crowd-voting), per il loro finanziamento distribuito (crowd-funding) e la loro realizzazione. Il progetto, una volta finanziato sarà realizzato da Trikego. Ogni contributo alla campagna permetterà di realizzare il primo Soundride funzionante a zero emissioni, potenziando il contributo sul territorio promosso da ShareRadio. Il progetto è aperto, ovvero potrà essere replicato da chiunque lo desideri in altri contesti, richiedendo i disegni tecnici e per adattarli alle proprie esigenze, riconoscendo la proprietà intellettuale del progetto. Diamo voce a un cambiamento sostenibile!

I Segnali di Futuro tornano in Triennale

11 febbraio 2016
Segnali di Futuro è un progetto di ricerca  e mappatura di buone pratiche di innovazione sociale che nascono e si sviluppano grazie a realtà come cooperative sociali, imprese, associazioni e gruppi informali della società civile. I Segnali di Futuro in questione sono la prova del cambiamento che sta avvenendo nella nostra società: organizzazioni che, dal basso, operano per un nuovo welfare, per produrre innovative modalità di erogazione di servizi, per offrire diverse modalità di abitare, per promuovere la coesione sociale, la cultura, il rispetto e la tutela del territorio, stili di vita attivi. Sono pratiche non riconducibili a un’unica categoria proprio per la loro natura, spesso ibrida e non definita. Il progetto, ideato da Stefano Pareglio per Triennale e realizzato con il supporto di Avanzi, ha mosso i suoi primi passi nel periodo tra dicembre 2014 e marzo 2015. Attraverso la prima fase di ricerca sono state raccolte circa quaranta pratiche di innovazione prevalentemente nel territorio del Comune di Milano. I protagonisti di queste pratiche sono stati intervistati e raccontati attraverso delle schede realizzate ad hoc, mappate sul sito di Segnali di Futuro. Sono storie diverse tra loro per il percorso di costituzione e consolidamento, per modalità di intervento, per le forme giuridiche in cui operano, per problematiche trattate. Durante i tre giorni di mostra-dibattito organizzati presso la Triennale di Milano il 4-5-6 Marzo 2015, le diverse pratiche di innovazione sono state invitate ad animare dei tavoli di lavoro tematici: #LIVE – abitare, cura, spazio pubblico, coesione sociale, rigenerazione. Abitare è un mestiere difficile nell’area milanese. Per questo sono stati considerati quei progetti e quelle pratiche capaci di rispondere alle difficoltà, arricchendo le esperienze attraverso strategie di condivisione, forme di combinazione di diversi servizi, modalità multiformi di uso, appropriazione e trasformazione degli spazi della vita quotidiana. #KNOW – cultura, creatività, istruzione, formazione. Pensare, inventare, produrre e condividere conoscenza e cultura: musica, teatro, arte, letteratura, danza, fotografia sono da tempo uscite dalle sedi convenzionali e, oggi, potremmo trovarle in un angolo di strada, in un caffè, in un mercato, in un parco, attraverso delle sperimentazioni ibride nelle quali si mescolano produttori e fruitori. #EXCHANGE – mercati, scambio, economie e valore, recupero. Scambio non è solo mercato e non è solo reciprocità. Assistiamo a sperimentazioni di nuovi modi di scambiare e produrre valore, di riciclare e riusare, attraverso il superamento delle barriere tra proprietà e usi, tra affitto e prestito, tra accessibilità ed esclusione. Le forme della condivisione di competenze, sapere, tempo e oggetti rendono sempre più dense le reti locali e aprono canali a volte inaspettati. #MAKE – lavoro, manifattura, artigianato, agricoltura, cibo.  Le forme della produzione stanno cambiando, anche nell’area milanese. Dalle nuove forme dell’agricoltura, alla diffusione del nuovo artigianato che si contamina con il digitale, al ripensamento di spazi e modi di lavorare nell’economia della conoscenza. #MOVE – energia, mobilità, benessere, sport, ambiente. Muoversi non è semplicemente lo spostamento in una grande area urbana come quella milanese. Una miriade di attività congiungono diversi modi di produrre energia, di tutelare l’ambiente che ci

Nuove regole di partecipazione democratica

10 febbraio 2016
Non sarà sfuggito a chi si occupa di temi di cittadinanza d’impresa un episodio occorso qualche giorno fa, a margine delle manifestazioni pro e contro il provvedimento in discussione alla Camera sulle unioni civili: una società commerciale, Ikea, ha preso posizione, lanciando sui propri social network il messaggio “Qualunque sia la tua idea di famiglia, se ami qualcuno non c’è bisogno di istruzioni”. Sabato 30 gennaio, in tutti i negozi Ikea è stato convocato una sorta di appuntamento “per celebrare con un bacio l’idea di una famiglia aperta a tutti“. Ikea, peraltro, non è stata l’unica: anche Coop, Lush e Vitasnella hanno lanciato sui social network dei messaggi sull’uguaglianza dei diritti per cittadini con orientamenti sessuali diversi. Siamo abituati al fatto che le imprese, come tutte le organizzazioni, si adoperino per difendere degli interessi. L’attività di lobby serve a questo. È riconosciuta, in alcuni Stati pure regolata. Esistono professionalità dedicate. Ma un conto è occuparsi degli interessi propri e tutelarli in modo più o meno trasparente, un altro è darsi da fare per la promozione di un interesse generale – o di una visione di parte di quello che si ritiene sia l’interesse generale. Questo è un campo d’azione che, nelle nostre società, tradizionalmente è occupato dalle formazioni politiche e dal quale le imprese si sono sempre tenute alla larga. Al di là dell’attività filantropica, anche in passato le imprese si sono preoccupate di questioni sociali, ma quasi sempre solo nella misura in cui riguardavano i propri stakeholder diretti – per esempio attraverso servizi assistenziali, sanitari, educativi o culturali per i propri dipendenti, le loro famiglie o per le comunità locali di appartenenza. In tempi più recenti, attraverso la teoria del valore condiviso, ci si è spinti a immaginare che le imprese possano alleviare alcuni bisogni sociali più vasti, in quanto però connessi al core business: in altri termini, le imprese possono contribuire a risolvere problemi sociali “facendo (bene) il proprio mestiere”. Ma l’offerta di Ikea non ha nulla a che fare con l’orientamento sessuale dei clienti che intende servire. Né l’iniziativa, apparentemente, aveva uno scopo commerciale; infatti, ad essa non era associata alcuna promozione particolare. Semplicemente, è stata lanciata allo scopo di “confermare i valori di inclusione e diversità che da sempre guidano IKEA sia verso i propri clienti che verso i propri collaboratori. […] i negozi IKEA sono aperti a tutti i tipi di famiglie: per colori, forme e amore” (qui il comunicato stampa ufficiale). I promotori del Family Day, curiosamente, non hanno contestato la legittimità della posizione di Ikea sul piano istituzionale. Hanno risposto (tra gli altri, con il consueto stile, il senatore Gasparri) minacciando in modo un po’ velleitario di boicottare catena dell’arredamento. Non è frequente che un’impresa esprima in modo così esplicito un orientamento politico, soprattutto in un momento tanto caldo del dibattito parlamentare. Da qui, quindi, sorgono una serie di domande: è sano che ciò accada? Quali conseguenze si potrebbero produrre se il fenomeno si diffondesse? Come dovrebbero essere governati questi fenomeni? Si torna quindi alle domande fondamentali: che cos’è l’impresa? qual è il suo

Azioni urbane innovative?

1 febbraio 2016
Negli ultimi mesi, sono state lanciate tre iniziative riguardanti la rigenerazione e l’innovazione urbana. Sono state promosse da istituzioni: le prime due dal nostro Governo, la terza dall’Unione Europea. La prima iniziativa è il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 ottobre 2015 che reca il bando per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate. La seconda è costituita dai commi dal 974 al 978 della legge di stabilità 2016. La terza è la nuova Iniziativa comunitaria Urban Innovative Actions, promossa il 15 dicembre 2015, completa di Guidance e Terms of Reference per la prima call. Le tre iniziative mobilitano fondi pubblici: il fondo per l’attuazione del Piano nazionale per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate ha una dotazione di 194.138.500 euro per il triennio 2015-17; il Fondo per l’attuazione del Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie è di 500 milioni di euro per il 2016 (poco meno delle risorse disponibili sul PON Metro derivanti dai fondi comunitari); le Urban Innovative Actions hanno 372 milioni di euro per le annualità dal 2015 al 2020 (la prima call ne stanzia 80). Sono molto diverse, in particolare l’ultima rispetto alle prime due. Le Urban Innovative Actions sono affidate ad un testo molto più lungo delle altre: le Guidance sono di 72 pagine e la call è di 20, mentre Decreto e relativo bando sono in tutto 7 cartelle, e i commi della legge di stabilità occupano 2 facciate. Parlano linguaggi differenti: il testo europeo insiste su parole come innovazione, sperimentazione, misurabilità (dei risultati), partecipazione, partenariato, trasferibilità e scalabilità. Il Decreto affastella termini quali miglioramento (della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale), riqualificazione, potenziamento, adeguamento (di beni pubblici o privati). La legge di stabilità, con scarsa capacità di discernimento, cita riqualificazione, rigenerazione, manutenzione, decoro, riuso, rifunzionalizzazione, sicurezza territoriale, resilienza urbana, welfare metropolitano. Le Guidance avvertono l’esigenza di spiegare il contesto entro cui l’Iniziativa si colloca e la logica con cui è strutturata. I due testi italiani rifiutano un impervio problem setting, richiamando la necessità di mettere mano a condizioni di degrado, marginalizzazione e insicurezza in cui si troverebbero le periferie nel nostro Paese. La lettura delle Guidance fa riflettere; la lettura dei testi normativi italiani indispone. Le Guidance vanno compulsate, il decreto e i commi della legge di stabilità si vorrebbe non averli letti. Di fronte alle prime, ci si interroga sul senso e gli obiettivi di una agenda europea sulle città, le ragioni della ripresa di una iniziativa sui temi urbani da parte della UE, la pertinenza della retorica dell’innovazione, la rilevanza di una strategia dotata di risorse modeste che sembra dover accontentare i richiami, sempre minoritari all’interno della Commissione, all’integrazione e alla centralità dell’approccio place based. I secondi ci consegnano domande che non vorremmo farci, del tipo: ma perché queste iniziative? a quale scopo 500 milioni di euro? che male abbiamo fatto? per quale motivo dobbiamo assistere ad un tale pressappochismo, trascuratezza lessicale,

CERCHI UN POSTO DOVE LAVORARE?

Molto di più di un semplice ufficio. Abbiamo pensato a una specie di serra dove nascono imprese, progetti e idee, un distretto dell’innovazione sostenibile. Il posto più naturale dove far crescere un’impresa

Entra