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Housing sociale: le nuove sfide delle politiche abitative

2 maggio 2017
Ci troviamo indubbiamente di fronte a un forte cambiamento nel modo di intendere, progettare e gestire la casa sociale. Da un lato, la domanda di casa sociale (leggi accessibile) è sempre più complessa: evidenzia un bisogno in termini di alloggi, ma anche di supporto alla persona e alla qualità dell’abitare. Questa necessità è espressa da un pubblico sempre più ampio e diversificato – migranti, giovani, studenti e lavoratori fuori sede, famiglie monoparentali, etc. Dall’altro lato, l’offerta – il più delle volte – non si limita a mettere a disposizione una casa a prezzi calmierati, ma lavora, con intensità e modalità differenti, all’attivazione di forme di collaborazione tra abitanti, al sostegno della fragilità sociale, all’offerta di nuovi servizi per la comunità. Un’offerta messa in campo grazie all’attivazione di un nuovo sistema di attori privati, che ha iniziato a popolare il campo delle politiche abitative, sperimentando soluzioni innovative con approcci inediti, proponendo modelli differenti dai più tradizionali e rigidi messi in campo dall’attore pubblico. La nuova Legge di Regione Lombardia sulla casa (L.r.16/2016) riconosce questo cambiamento, proponendo una nuova interpretazione delle politiche abitative, che passano da questione prevalentemente edilizia a questione che rientra appieno nella sfera del welfare. Lo spostamento del fuoco dalla produzione alla gestione proposta dalla nuova legge porta a una ridefinizione dell’attuale modello gestionale, individuando oltre ai tradizionali ambiti tecnico e amministrativo, una dimensione sociale: la gestione dei servizi abitativi diventa un servizio di natura multidimensionale, che richiede nuove competenze in grado di rispondere a una domanda sempre più complessa, profondamente connessa con l’inclusione e la coesione sociale. La Legge, inoltre, apre il campo della gestione dei servizi abitativi “pubblici e sociali” agli operatori privati, dando loro la possibilità di accreditarsi presso il sistema regionale. In questa cornice, il sistema di accreditamento è il dispositivo che porrà in essere le migliori condizioni possibili affinché l’incontro tra problema e attori produca risultati davvero efficaci. Avanzi, per conto di Eupolis Lombardia, ha svolto un progetto di ricerca finalizzato alla progettazione del sistema di accreditamento dei gestori dei servizi abitativi in Regione Lombardia. L’interpretazione che ha guidato il lavoro vede le politiche abitative come una politica integrata e place based: una rappresentazione che riconosce l’unicità dei singoli contesti, portando a una definizione del programma gestionale che si caratterizza caso per caso e che fa del soggetto gestore un attore locale. Quest’ultimo, oltre ad occuparsi della cura, manutenzione e gestione (anche sociale) degli alloggi, si occuperà anche dell’intero contesto di riferimento. In questo senso il soggetto gestore è il nodo fondamentale di una più ampia rete di soggetti locali, con i quali attiva collaborazioni per rispondere a bisogni locali, sviluppando nuove progettualità; attivando nuovi servizi per il quartiere; promuovendo l’uso e la cura degli spazi aperti; ampliando il proprio campo di intervento; trattando temi legati alla sostenibilità ambientale, agli stili di vita sostenibili, alla cultura; sostenendo forme di auto-imprenditorialità di comunità. Ne consegue, quindi, la necessità di selezionare soggetti gestori capaci di rispondere a una nuova domanda di conduzione. Il sistema di accreditamento disegna

Innovazione Sociale e Comuni: abilitare il city making

27 marzo 2017
BASE Milano avvia un percorso di discussione e confronto sui temi del city making. Primo appuntamento mercoledì 29 marzo alle ore 17.00 con la presentazione del rapporto di ricerca “L’innovazione sociale e i Comuni: istruzioni per l’uso” curato dall’Ufficio studi e ricerche di ANCI, in collaborazione con Agenzia nazionale giovani. L’innovazione dal basso è la capacità di produrre soluzioni efficaci per il trattamento di problemi collettivi. È la cifra del cambiamento in atto nella produzione dei servizi pubblici, nelle forme del lavoro, nei modi di abitare, nella creazione di coesione sociale, nelle strategie quotidiane di cura del benessere individuale e collettivo, nelle pratiche culturali e della mobilità. I Comuni italiani hanno risorse, strumenti e interesse a sostenerla. Hanno elaborato progetti, intrapreso iniziative, messo a disposizione spazi e immobili. Le sperimentazioni sono numerose, ma c’è bisogno di sistematizzarle e ricondurle a qualche modello operativo. È il compito che si è dato la ricerca “L’innovazione sociale e i Comuni: istruzioni per l’uso”. Presentano la ricerca: Annalisa Gramigna, IFEL (Fondazione Anci per la Finanza Locale) Valentina Piersanti, ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Ne discutono: Claudio Calvaresi, Avanzi – Sostenibilità per Azioni Annibale D’Elia, Comune di Milano Flaviano Zandonai, Euricse

Social Business Demo: apre l’Under18 Market

10 marzo 2017
Social Business Demo è un progetto di educazione all’imprendere promosso da Make a Cube³ e Avanzi, con la collaborazione di Base Milano e dell’Istituto Tecnico Commerciale Zappa di Milano. Social Business Demo è un percorso e una piattaforma di dimostrazione e di sviluppo di attitudini all’imprendere, destinato a ragazzi tra i 13 e i 19 anni, anche nell’ambito di progetti di Alternanza scuola-lavoro e/o Impresa Formativa Simulata. Il percorso prevede una fase iniziale di apprendimento, da svolgersi prevalentemente presso l’istituto scolastico, che culmina con l’apertura al pubblico di un’attività implementata e gestita dagli stessi ragazzi, in uno spazio esterno alla struttura scolastica.

8 questioni e 30 proposte per la rigenerazione sociale di immobili pubblici

6 marzo 2017
Avanzi_RigenerazioneSpazi_webTra il 1998 e il 2000 ad Avanzi lavoravamo al percorso di riuso e riattivazione del Foro Boario di Forlì, nell’ambito del concorso nazionale INU – WWF, che è stato un progetto pluriennale di grande visione e anticipazione, rispetto all’attivismo di questi anni, intorno alla rigenerazione di spazi pubblici. Molti interrogativi di allora sul senso e sui modi di riuso di spazi e immobili abbandonati sono ancora qui, riformulati e declinati in ciascuna delle moltissime esperienze di rigenerazione che ridanno significato a spazi e a porzioni di città, in tutt’Italia. Questi interrogativi accompagnano i processi di riattivazione e preoccupano le tante amministrazioni – comunali, regionali, nazionali – intenzionate a mettere a disposizione spazi per progetti che propongono di ripensare radicalmente rispetto al passato usi, forme di gestione e fruitori, in particolare nella direzione di progetti ibridi di natura sociale e culturale. Quali obiettivi strategici e specifici devono essere fissati? Quali immobili si prestano maggiormente alla rigenerazione sociale? Come individuare un Gestore Sociale e quali compiti dovrebbe avere? Quale forma contrattuale può sancire il rapporto tra il pubblico (proprietario dell’immobile e responsabile di molte politiche sociali e culturali) e il privato (che si candida, con un atteggiamento imprenditoriale, alla gestione sociale)? E come può evolvere questo rapporto nel tempo, sempre in un’ottica di produzione di esternalità positive per la collettività? Queste e altre domande che si pongono le amministrazioni pubbliche si intersecano con le difficoltà dei soggetti privati, certo coraggiosi, ma ancora timidi, inesperti e patrimonialmente fragili. Prima di essere soggetti giuridicamente riconosciuti e esplicitamente orientati alla rigenerazione, sono performer, city maker, cittadini attivi, antagonisti. Come dare spazio e energia a questi gruppi e persone, quali sono le condizioni favorevoli per un loro ingaggio di lungo periodo e quali mitigatori di rischio possono essere messi in campo a loro favore? Queste questioni hanno alimentato i primi ragionamenti che sono confluiti nel breve rapporto Immobili pubblici: strategie di rigenerazione a fini sociali, che prova ad organizzare problemi e possibili risposte e a favorire il confronto tra amministratori locali, abilitatori e city maker. Proprio il confronto tra e con gli amministratori, con tutta la ricchezza che il solo confronto con i problemi di contesto può offrire, è stato carente negli ultimi anni. E’ oggi il momento di riflettere, ricostruendo quanto accaduto e rileggendo le esperienze pionieristiche in un contesto nuovo, caratterizzato da un forte dinamismo degli attori sociali e da una maggiore consapevolezza, da parte delle amministrazioni, delle opportunità che la rigenerazione sociale di uno spazio può produrre su una scala più ampia. Riflettere, discutere, individuare elementi e dispositivi comuni per dare slancio a un fenomeno promettente e di grande scala, ben fotografato ogni anno dal bando Culturability di Fondazione Unipolis (uno dei principali programmi nazionali di sostegno alla rigenerazione di spazi attraverso la cultura e l’innovazione sociale). Le questioni e le proposte di Immobili pubblici: strategie di rigenerazione a fini sociali prendono spunto da moltissimi casi italiani (anche se solo alcuni hanno trovato spazio nel documento), da progetti nei quali siamo e

L’urbanistica romana e i city maker

20 febbraio 2017
Vale la pena occuparsi della vicenda di Paolo Berdini, assessore. È una storia che ha a che fare con l’urbanistica, con la politica, con i modi in cui si interpreta la natura politica dell’urbanistica e si pensa di padroneggiarla. È istruttiva e divertente, funziona per il grande pubblico. Come nella migliore tradizione della commedia, fa riflettere senza essere pedante. Ha una morale, ma la devi capire da te. Certo, ci sono i pii, i bacchettoni (i teoreti e i preti, avrebbe aggiunto il poeta: avete presente Montanari?), che ne traggono un insegnamento; ma pure loro fanno parte del plot: la loro presenza è uno dei meccanismi classici della commedia, quello che, per contrasto, innesca l’ilarità.

Sport e rigenerazione urbana: ripensare gli impianti sportivi

17 febbraio 2017
Il ruolo dei “community hub” C’è un tema, o meglio un terreno di riflessione possibile all’incrocio di due temi, che pensiamo sia molto interessante. L’ambito si disegna accostando sport e rigenerazione urbana: due campi apparentemente lontani ma dalla cui sovrapposizione, ancora in parte da esplorare, pensiamo possano nascere riflessioni generative di un modo innovativo di guardare agli spazi dedicati allo sport e allo spazio urbano in generale.
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