Partecipazione pubblica: due modi diversi per coinvolgere le comunità locali?

By staff 8 anni ago1 Comment
Home  /  Coesione sociale  /  Partecipazione pubblica: due modi diversi per coinvolgere le comunità locali?
colonia

 

È più di 10 anni che qui ad Avanzi ci occupiamo di partecipazione.

Nei primi mesi del 2011 abbiamo partecipato a un percorso promosso dal Comune di Follonica per decidere il futuro della ex Colonia Marina Luigi Pierazzi.

Il welfare statale e municipale ha prodotto, in tutta Italia, nel corso della prima metà del XX secolo, innumerevoli esempi di servizi attenti alle esigenze della cittadinanza, capaci di svolgere attività assistenziali rivolte a particolari fasce della popolazione, ma anche di contribuire in senso lato a quella che oggi chiamiamo coesione sociale: in questa ampia famiglia, le colonie marine e montane, costruite in molte aree turistiche del nostro paese, sono senz’altro un esempio tra i più interessanti. Grazie alla loro presenza, diverse generazioni di bambini italiani hanno potuto trascorrere periodi di villeggiatura.

Fondata all’inizio degli anni Trenta, e utilizzata fino agli anni Settanta per la sua funzione originaria, la ex Colonia Marina Pierazzi di Follonica, è uno dei luoghi più cari alla popolazione locale, anche per le memorie di molti follonichesi che l’hanno frequentata nel corso degli anni.

E’ per immaginare possibili utilizzi futuri, compatibili con la sua storia e la sua vocazione, ma capaci allo stesso tempo di sostenersi nel corso del tempo, che il Comune di Follonica ha avviato un percorso di partecipazione con i cittadini, nel quadro delle attività promosse dalla Regione tramite la legge per la partecipazione del 2007.

Ora che il processo è concluso possiamo dire che i risultati sono stati molto interessanti. E’ stata coinvolta una varietà di portatori di interesse locali (associazioni, comitati e interessi economici) che ha partecipato in modo molto attivo, mostrandosi disponibile a mettere da parte idee precostituite, per costruire proposte condivise. Gli esiti, che vi invitiamo a leggere, sono stati messi a disposizione dell’Amministrazione che ora è chiamata a valutare le proposte fatte dai cittadini e a dare una risposta alle sollecitazioni fornite.

E i risultati sono stati interessanti anche dal nostro punto di vista dato che ci ha fatto riflettere su due questioni specifiche: ruolo dei facilitatori ed efficacia della partecipazione.

L’impressione che abbiamo avuto è che la partecipazione incontra delle difficoltà nel momento in cui è vincolata da procedure molto strutturate e non modificabili.

Il bando con il quale ci siamo confrontati, metodologicamente approvato dalla Regione, individuava la deliberazione pubblica come ultimo passaggio di espressione della cittadinanza.

Nella volontà dell’Amministrazione questa attività doveva garantire l’ascolto della voce diretta dei cittadini (selezionati sulla base di un campione statisticamente rappresentativo della comunità) e non di quegli interessi già costituiti che, riuniti in comitati e associazioni, si erano già attivati sul territorio per far sentire la propria voce.

Nel nostro caso, nonostante siano state spese grandi energie per coinvolgere i singoli cittadini, i risultati non sono stati soddisfacenti. Dei tantissimi follonichesi invitati a partecipare, solo pochi hanno deciso di dare il proprio contributo.

Dopo un iniziale momento di scoramento (“abbiamo sicuramente sbagliato qualcosa”) ci siamo chiesti se nel processo di deliberazione non avrebbero potuto essere coinvolti anche tutti quegli attori che avevano partecipato fino a quel momento. Anche perché, pur “autoinvitandosi” alle prime fasi del processo, tutti avevano dimostrato maturità nel mettere da parte le proprie posizioni iniziali e nel confrontarsi su tutte le opzioni, manifestando di aver compreso le esigenze del Comune e le indicazioni dei facilitatori.

Così ci siamo posti una domanda: non è responsabilità dei facilitatori ascoltare e attivare tutte le voci del territorio? Voci che si sono già espresse in passato oppure che, opportunamente stimolate, decidono di partecipare per la prima volta? Voci che inizialmente possono anche essere in contrasto, ma che con il lavoro comune dovrebbero arrivare a individuare soluzioni nuove e condivise?

Nel momento in cui il processo partecipato è realmente aperto (e promosso) a tutti fin dal principio, esiste un valore aggiunto nel delegare a singoli cittadini, magari senza opinioni rispetto al tema, la fase di deliberazione?

Ce lo chiediamo, ma soprattutto ci piace chiederlo a voi!

Categories:
  Coesione socialeRigenerazione urbana
this post was shared 0 times
 000

One Comment

  • carmela scrive:

    In progetti come questi diventa essenziale il coinvolgimento delle comunità locali, anche in un era in cui è sempre più diffuso il concetto di societing

Leave a Reply