Vendere e comprare: nuovi obiettivi per una pratica antica
CSR 2.0
Acquisti verdi, acquisti sostenibili, green purchasing, green procurement, green public procurement (GPP), consumo critico, prodotti e marchi ecologici, commercio equo e solidale, servizi a basso impatto ambientale: questi e tanti altri nomi sono stati coniati negli ultimi decenni per indicare una grande varietà di pratiche, movimenti organizzati e strumenti che hanno in comune la consapevolezza del profondo significato politico legato ai gesti di vendere e acquistare in un’economia di mercato.
Una consapevolezza che si va sempre più diffondendo a tutti i livelli: dai consumatori che fanno la spesa in un supermercato o al negozio del quartiere, che devono acquistare un’auto o ristrutturare casa fino alle pubbliche amministrazioni, i cui acquisti valgono diversi punti percentuali del PIL nazionale, e alle aziende che, soprattutto quando sono molto grandi, influenzano con le loro scelte d’acquisto complesse catene di approvvigionamento di dimensione internazionale sono ormai moltissime e molto diverse fra loro le occasioni in cui all’atto di vendere o acquistare qualcosa ci si domanda se quell’azione contribuirà a produrre un determinato effetto sui cambiamenti climatici, sullo sviluppo locale, sul lavoro infantile, sull’uguaglianza, sulle pari opportunità e su tante altre questioni cruciali nella nostra epoca. E in molti casi ci si domanda anche quale sarà in definitiva questo effetto perché nella giungla di fenomeni che si intrecciano e nella complessità delle reti commerciali globalizzate non sempre è facile valutare in che direzione inciderà davvero una scelta di acquisto.
E a questi interrogativi si cerca di trovare una risposta. Una risposta che sia conciliabile con le esigenze della vita di tutti i giorni, con i vincoli di investimento, con gli obiettivi di budget, con le asimmetrie informative. E in questo sforzo capita che ci si renda conto che spesso esistono forti contraddizioni fra un’affermazione di rispetto per l’ambiente fatta in sede elettorale e scelte di politica economica che si ripercuotono negativamente sui prezzi di un prodotto ecologico (favorendo la diffusione di un prodotto maggiormente inquinante anche se il costo del maggiore inquinamento che questo produrrà peserà a lungo andare su tutta la collettività). Oppure ci si rende conto che reperire i prodotti e i servizi “verdi” sul mercato non sempre è una passeggiata. O ancora che concretizzare una scelta di acquisto verde in un’organizzazione richiede un’attenta analisi dell’impatto ambientale e sociale degli acquisti in essere, un’attenta valutazione dei potenziali di miglioramento, l’introduzione di strumenti di monitoraggio e la gestione di una serie di cambiamenti organizzativi.
In sostanza una cultura che si forma, un fenomeno in crescita, ma anche una strada ancora molto lunga da percorrere. E un appuntamento importante in arrivo per coloro che ne vogliono sapere di più: http://www.forumcompraverde.it/






