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	<title>Avanzi. Sostenibilità Per Azioni.</title>
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	<description>Perché la sostenibilità non si dice, si fa.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 14 Feb 2012 11:25:35 +0000</lastBuildDate>
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		<title>XYZ.DESIGN KICKSTART COMPETITION</title>
		<link>http://www.avanzi.org/barra-a/xyz-design</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 11:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barra A]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Il Barra A si conferma terreno fertile per l&#8217;innovazione aperta, anche  quando si parla di design. Ci fa piacere presentarvi una bella iniziativa in cui sono coinvolti i &#8220;nostri&#8221; supercake, giovane studio di architettura e design che ha progettato il concept e gli arredi dello spazio di lavoro che tutti  noi condividiamo. Il progetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-915" href="http://www.avanzi.org/barra-a/xyz-design/attachment/logoxyz"><img class="alignnone size-full wp-image-915" title="logoXYZ" src="http://www.avanzi.org/wp-content/uploads/2012/02/logoXYZ.png" alt="" width="358" height="289" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Barra A si conferma terreno fertile per l&#8217;innovazione aperta, anche  quando si parla di design. Ci fa piacere presentarvi una bella iniziativa in cui sono coinvolti i &#8220;nostri&#8221; <a href="http://www.supercake.it/">supercake</a>, giovane studio di architettura e design che ha <a href="http://www.slideshare.net/avanzisrl/barra-a-by-supercake">progettato il concept e gli arredi </a>dello spazio di lavoro che <a href="http://www.avanzi.org/habitat/gli-abitanti">tutti  noi condividiamo</a>.</p>
<p>Il progetto in cui i supercake sono coinvolti assieme a &#8220;<a href="http://www.c-m-f.it/">CMF Steel architecture&#8221;</a>, impresa artigiana che vanta un know-how e un&#8217;esperienza di tre generazioni, è il lancio di un nuovo marchio italiano per complementi d&#8217;arredo, rigorosamente made in Italy e alto valore artigianale: <a href="http://www.xyzdesign.it/">XYZdesign</a>.</p>
<p>XYZdesign nasce con l&#8217;obiettivo di dare l&#8217;opportunità  a giovani talenti di realizzare gratuitamente le proprie idee, affiancati da artigiani qualificati nella fase di concretizzazione. Per questo motivo la produzione è concepita in serie limitate di oggetti, con una rotazione periodica di nuove proposte, raccolte attraverso dei concorsi aperti.</p>
<p><span style="color: #000000;">XYZ design si pone come soggetto dinamico,  promotore di eventi, workshop e continuo scambio d&#8217;idee e competenze. In  quest&#8217;ottica lancia &#8220;XYZ design kickstart competition&#8221;. Si dovranno  presentare soluzioni creative ed innovative per complementi d&#8217;arredo che  utilizzino il metallo come materiale principale. I metalli previsti   (ferro, acciaio inox, alluminio, rame, ottone)  possono essere abbinati a   legno, corian, materie plastiche e vetro.</span></p>
<p>In palio c&#8217;è la realizzazione del prototipo dell&#8217;oggetto presentato e  la sua eventuale commercializzazione attraverso i canali di vendita e distribuzione di XYZdesing. Ai progettisti vengono ovviamente riconosciute delle royalties su pezzi venduti.</p>
<p>L’iniziativa, patrocinata dall&#8217; <a href="http://www.adi-design.org/homepage.html">ADI </a>(Associazione per il Disegno Industriale) e dal Politecnico di Milano, è rivolta ai giovani progettisti under 35 e ha come obiettivo quello di  avvicinare nuovi soggetti al mercato del design. Saranno premiati un  progetto per la categoria “Studenti” e un progetto per la categoria  “Professionisti”; saranno inoltre attribuite un massimo di cinque  menzioni per categoria. Più dettagli nel bando del conconrso, che trovate sul suto <a href="http://www.xyzdesign.it/">www.xyzdesign.it</a>.</p>
<p>Affrettatevi però, c&#8217;è tempo solo fino al 14 Maggio per inviare i propri progetti.</p>
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		<title>ISTAT e CSR Manager network uniscono le forze per misurare il contributo delle aziende allo sviluppo sostenibile</title>
		<link>http://www.avanzi.org/le-nostre-imprese/istat-csr-manager-network</link>
		<comments>http://www.avanzi.org/le-nostre-imprese/istat-csr-manager-network#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 14:57:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le nostre imprese]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Come oramai da tradizione, consolidata nelle sue sette edizioni, anche quest’anno a Gennaio l’Associazione Bancaria Italiana ha organizzato il CSR Forum, appuntamento in cui fare il punto su trend e prassi inerenti la CSR nel settore bancario, ma con uno sguardo ben più ampio verso l’intero sistema-paese. Tale salto di qualità, che lega [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="attachment wp-att-910" href="http://www.avanzi.org/le-nostre-imprese/istat-csr-manager-network/attachment/giovannini-enrico-pres-istat"><img class="alignnone size-large wp-image-910" title="giovannini-enrico-pres-istat" src="http://www.avanzi.org/wp-content/uploads/2012/02/giovannini-enrico-pres-istat-660x439.jpg" alt="" width="660" height="439" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come oramai da tradizione, consolidata nelle sue sette edizioni, anche quest’anno a Gennaio l’<a href="http://www.abi.it/">Associazione Bancaria Italiana</a> ha organizzato il <a href="http://www.abieventi.it/eventi/1418/">CSR Forum</a>, appuntamento in cui fare il punto su trend e prassi inerenti la CSR nel settore bancario, ma con uno sguardo ben più ampio verso l’intero sistema-paese. Tale salto di qualità, che lega in un passaggio logico quanto sequenziale il livello micro a quello macro, è stato quest’anno sottolineato da un illuminante intervento di Enrico Giovannini, presidente ISTAT e membro della commissione, che annovera tra i suoi membri pensatori del calibro di Joseph Stigliz, Amartya Sen e Jean Paul Fitoussi, solo per citarne alcuni, istituita dal presidente francese Nicholas Sarkozy. Obiettivo del gruppo di lavoro insediato a Parigi è la definizione di un quadro teorico e di metriche per la misurazione del benessere di un paese, che consenta di superare la logica, limitante e talvolta fuorviante, di un approccio  fondato su un unico indicatore, il Prodotto Interno Lordo, del quale già i suoi ideatori avevano denunciato i limiti nell’utilizzo come termometro del benessere nazionale.</p>
<p>Giovannini infatti ha sottolineato l’importanza di sviluppare un sistema di rilevamento in grado di meglio catturare i diversi aspetti del valore creato dall’attività economica, sociale e culturale di uno stato, ribadendo tuttavia come lo stesso valga a livello micro per le imprese. Così come la politica deve essere accountable nei confronti della cittadinanza, garantendo una informazione trasparente sui propri meriti e demeriti nel contributo all’accrescimento del benessere, allo stesso modo deve essere possibile per i diversi portatori di interesse di una impresa poter disporre di metriche condivise, sulla base delle quali poter valutare non solo la bontà delle scelte strategiche implementate dal management, ma anche il valore da queste complessivamente generato. Un valore che, nelle parole dello stesso Giovannini, non è più (se mai lo fosse mai stato) assimilabile al solo profitto, ma che è qualcosa di sempre più vicino, nella concezione degli stessi CEO delle corporation, al concetto di valore condiviso. La logica che sottende il legame tra i due livelli è che il macro, ovvero lo stato come insieme di attori sociali, null’altro è che un mosaico di tessere micro, in cui i contributi dei singoli attori economici, assommandosi, concorrono al conseguimento del risultato aggregato. Di conseguenza, se è vero come è vero che il come si misurano e, di conseguenza, si valutano i comportamenti incide conseguentemente sulla  condotta dei singoli decisori, è essenziale sviluppare un quadro ampio di indicatori statistici, in grado di favorire ai vari livelli comportamenti virtuosi, contenendo gli effetti negativi del meccanismo distorsivo prima citato.</p>
<p>Partendo dal livello macro, Istat e Cnel hanno negli ultimi mesi avviato un processo comune per costruire degli indicatori di benessere ecosostenibile, partendo dalla individuazione di 12 domini. La commissione che dirige il processo formulerà una prima proposta tra qualche settimana, per dare poi spazio e tempo nel mese di marzo ad una consultazione, mediante dibattiti congiunti. I feedback ricevuti in tale fase dialettica con la società civile forniranno un prezioso bagaglio di informazioni per una eventuale revisione, che condurrà, nel mese di  maggio, al varo della versione definitiva degli indicatori ed alla pubblicazione di un report a giugno, che darà poi avvio alla fase sperimentale di rilevazione. Questa iniziativa congiunta Istat-Cnel pone l’Italia all’avanguardia in Europa nel processo di superamento del PIL come indicatore, accreditandoci come promotori ed animatori di un analogo progetto di respiro europeo, lanciato nel 2009 dalla comunicazione della Commissione Europea <em>GDP and Beyond</em>, per la quale è prevista un aggiornamento nel 2012. Il presidente Istat ha proseguito sostenendo che tale appuntamento costituisca una occasione unica per declinare a molteplici livelli l’idea di un diverso approccio per misurare il benessere prodotto e, conseguentemente, di un diverso sistema di incentivi sulla base del quale valutare e premiare i comportamenti dei decisori, rendendo pertanto possibile la definizione di un nuovo paradigma di crescita, che risulti sostenibile in una visione di più lungo periodo.</p>
<p>A livello macro infatti si ha l’occasione di legare  la nuova politica di coesione territoriale europea, che parte dal 2013-14 ed ha un orizzonte temporale di riferimento di 7 anni, ai risultati di questo lavoro statistico. Tale politica individua poi anche un livello meso, essendo incentrata sul coinvolgimento delle comunità locali e su indicatori di benessere locali per la misurazione dell’efficacia degli investimenti, ed in quanto favorisce un processo di partecipazione che coinvolga tutti gli stakeholder, in modo anche da rendere le politiche tracciabili e valutabili ex post. Seguendo questa chiave di lettura, inoltre, Giovannini individua come la recente comunicazione sulla CSR della Commissione consenta di chiudere il cerchio, declinando anche a livello micro, ovvero di singola impresa, un nuovo modo di intendere tanto il concetto di responsabilità sociale, quanto quello di creazione di valore.</p>
<p>Sposando la logica del mosaico che lega strutturalmente il risultato macro a quanto conseguito a livello micro, il CSR Forum 2012 è stata l’occasione per presentare una iniziativa congiunta Istat-CSR Manager Network finalizzata a replicare, a livello statistico, il legame logico macro-micro. Tecnicamente si tratta di  definire un insieme di indicatori multi livello per misurare il contributo delle singole aziende allo sviluppo sostenibile del sistema macroeconomico. Il progetto vuole in sostanza individuare un collegamento tra  gli indicatori socio-ambientali utilizzati dalle imprese per la rendicontazione extra-finanziaria e le rilevazioni statistiche nazionali, rendendo possibile la definizione di indicatori aggregati di sostenibilità, all’interno dei quali sia possibile tracciare il contributo di singoli attori economici al benessere nazionale.</p>
<p>Operativamente il tentativo di gettare un simile ponte tra i due livelli si fonda su una procedura bottom-up a step successivi. Dapprima infatti il gruppo di lavoro, partendo dal framework GRI, di fatto nella prassi lo standard di riferimento per le maggiori imprese italiane in tema di bilancio di sostenibilità, ha selezionato tra i 57 indicatori numerici proposti dallo standard, i 20 ritenuti più importanti, dai CSR manager italiani, per il contributo della grandezza da essi misurata alla competitività e per la rispondenza alle esigenze degli stakeholder. Successivamente è stata condotta, su un campione di 12 aziende, una analisi di comparabilità dei dati forniti in relazione ai 20 indicatori GRI individuati al passo precedente. L’ampia discrezionalità di interpretazione garantita dallo standard internazionale, di cui talvolta le imprese nostrane, ma non solo, in verità hanno abusato, è la principale causa individuata per spiegare la sostanziale incompatibilità, allo stato attuale, delle informazioni fornite da imprese diverse. Istat, con le sue competenze tecniche, la sua autorevolezza e i propri protocolli di calcolo ha in questa fase fornito un supporto determinante per l’elaborazione di metriche e rilevazioni statistiche uniformi, che creassero un linguaggio di rendicontazione per quanto possibile omogeneo e comunque tale da consentire la comparabilità di uno stesso dato tra due imprese diverse. Secondo, e forse più importante, punto di intervento dell’ufficio di rilevazioni statistiche nazionale è stata l’individuazione di quali indicatori GRI, tra i 20 ritenuti rilevanti, fosse in grado di giungere ad una computazione sulla base delle informazioni da essa già rilevate tra le aziende italiane. Si è giunti così all’output finale, ovvero all’individuazione di 9 indicatori, che costituiscono il  terreno minimo da condividere, tra CSR Manager Network ed Istat, per uniformare le informazioni raccolte a livello di metriche, tassonomie e base di calcolo, su scala nazionale. Obiettivo di questo primo progetto pilota, su questi 9 indicatori, è di riuscire a coinvolgere un campione di 50 imprese, tra le quali le imprese nazionali quotate più importanti per capitalizzazione, che si spera potranno poi fare da traino per l’intero mercato. Un passo decisamente più ambizioso, ma lontano nel tempo, è poi quello di attivare uno scambio di know how ed informazioni virtuoso, integrando nelle statistiche Istat alcuni indicatori rilevanti del GRI e, viceversa, suggerire l’introduzione di nuove metriche, rilevanti per Istat, nel framework dello standard internazionale.</p>
<p>L’impressione che se ne trae è che la riflessione teorica abbia certamente colto l’opportunità, presentata, seppur a caro prezzo,  dalla crisi economica e sociale in atto, di soffermarsi ad esplorare nuovi paradigmi concettuali, rimettendo in discussione quelli consolidati e spesso assurti a dogma negli ultimi decenni. Il filo logico della speculazione del Dottor Giovannini è in questo senso illuminante ed esplicativo. Le note forse più dolenti vengono invece dalla traduzione concreta di tanta meditazione: ad oggi, infatti, solo 5 imprese (Autogrill, Generali, Holcim, Terna ed Unipol) si sono dette disposte ad essere coinvolte nello step due del progetto CSR Manager Network-Istat. Questo deserto è probabilmente un sintomo, non certo confortante, su quanto ci sia ancora da fare per rimuovere inerzie culturali ed organizzative nel modo di pensare, fare business e competere delle imprese italiane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Matteo Boccia, Forum per la Finanza Sostenibile</p>
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		<title>HELP WANTED: stage per attività di ricerca su CSR e mondo non profit</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 11:42:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[CSR 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; I rapporti tra mondo il mondo profit e non profit si intensificano di anno in anno e assumono sempre di più forme innovative.  Noi siamo interessati a saperne di più. Le attività svolte  potranno fornire ad un giovane ricercatore l&#8217;opportunità per mettere alla prova le proprie competenze, lavorare su casi di studio molto concreti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-893" href="http://www.avanzi.org/csr-2-0/help-wanted-stage/attachment/help-wanted"><img class="alignnone size-large wp-image-893" title="help wanted" src="http://www.avanzi.org/wp-content/uploads/2012/02/help-wanted-660x439.jpg" alt="" width="660" height="439" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I rapporti tra mondo il mondo profit e non profit si intensificano di anno in anno e assumono sempre di più forme innovative.  Noi siamo interessati a saperne di più. Le attività svolte  potranno fornire ad un giovane ricercatore l&#8217;opportunità per mettere alla prova le proprie competenze, lavorare su casi di studio molto concreti, acquisire compenteze nuove ed entrare in contatto con un mondo in constante evoluzione. Qui sotto la job description. I candidati interessati sono pregati di inviare la propria candidatura a Satia Marchese (marchese@avanzi.org) entro il 10 Febbraio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Job description</strong></p>
<p>Principali compiti affidati al candidato:</p>
<ul>
<li>ricerca di buone pratiche;</li>
<li>reperimento e analisi documenti (soprattutto documentazione delle istituzioni europee);</li>
<li>redazione di report di ricerca.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Requisiti di base:</p>
<ul>
<li>laurea in materie economiche o giuridiche;</li>
<li>master o comunque buona conoscenza del mondo del non profit;</li>
<li>interesse e attitudine per le attività di ricerca;</li>
<li>buona conoscenza della lingua inglese.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Periodo: febbraio &#8211; giugno 2012.</p>
<p>Luogo di lavoro: Avanzi. Sostenibilità Per Azioni (Via Ampere 61/a, Milano).</p>
<p>Disponibilità in termini di tempo: full time con possibilità di parziale lavoro a distanza e di trasferte saltuarie.</p>
<p>Forma contrattuale: stage (con rimborso spese)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per aziende e pubbliche amministrazioni acquistare verde conviene sempre di più: scopri perchè.</title>
		<link>http://www.avanzi.org/csr-2-0/acquisti-verdi-2</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 09:23:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Satia Marchese Daelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[CSR 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[acquisti verdi]]></category>
		<category><![CDATA[avanzi]]></category>
		<category><![CDATA[gpp]]></category>
		<category><![CDATA[green public procurement]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[pubbliche amministrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Aziende e Pubbliche Amministrazioni possono giocare un ruolo fondamentale nella promozione di una società più sostenibile. Alcune lo fanno, tante no. Perché? Quando lo si chiede ad un buyer di un’azienda molto spesso la risposta è: “costano molto di più degli altri” e, quindi implicitamente, inciderebbero negativamente su budget sempre più tirati all’osso. E’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="attachment wp-att-889" href="http://www.avanzi.org/csr-2-0/acquisti-verdi-2/attachment/green-ivy-on-white"><img class="alignnone size-large wp-image-889" title="Green ivy on white" src="http://www.avanzi.org/wp-content/uploads/2012/01/gpp-660x399.jpg" alt="" width="660" height="399" /></a></p>
<p>Aziende e Pubbliche Amministrazioni possono giocare un <a href="http://www.avanzi.org/csr-2-0/acquisti-verdi">ruolo fondamentale nella promozione di una società più sostenibile</a>.</p>
<p>Alcune lo fanno, tante no. Perché? Quando lo si chiede ad un buyer di un’azienda molto spesso la risposta è: “costano molto di più degli altri” e, quindi implicitamente, inciderebbero negativamente su budget sempre più tirati all’osso. E’ vero o è un luogo comune?</p>
<p>Difficile fare un discorso generale. Purtroppo è vero che spesso prodotti di largo consumo che garantiscono rispetto di ambiente e dei diritti dei lavoratori hanno prezzi di vendita un pochino più alti di quelli degli analoghi prodotti “tradizionali” (tutti ne abbiamo fatto esperienza almeno una volta provando ad acquistare un prodotto “eco” in un supermercato). Quest’assurdità dipende soprattutto dalla triste verità che la gran parte delle politiche economiche pubbliche ancora oggi ha applicato solo in minima parte il principio “chi inquina paga” (sancito dal <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Summit_della_Terra">Summit della Terra</a> nel 1992! e sottoscritto da moltissimi Paesi, fra cui l’Italia).</p>
<p>Non è vero invece per molti dei prodotti acquistati da aziende e PP.AA. Perché? Per tanti motivi; per esempio perché il prezzo di acquisto, spesso effettivamente più elevato, è ampiamente controbilanciato dalla durata e dalla maggiore efficienza energetica.</p>
<p>La buona notizia è che sempre di più anche nelle aziende e nelle PP.AA c’è chi si si rende conto che, oltre ad essere cosa buona e giusta, acquistare verde corrisponde spesso a logiche commerciali che sarebbero pienamente sostenibili anche sul fronte economico. E si fa agente di cambiamento nella sua organizzazione, combattendo in molti casi con logiche contrarie molto pressanti e prassi radicate da lungo tempo. Nelle grandi aziende per esempio il diktat dei risultati da ottenere per la trimestrale è un fortissimo ostacolo a scelte di acquisto il cui investimento darà i suoi risultati nel medio periodo. Nelle Pubbliche Amministrazioni uno degli ostacoli più evidenti è il ricorso al prezzo più basso come unico criterio di assegnazione delle forniture che non ha ancora lasciato il passo al criterio dell’ “offerta economicamente più vantaggiosa” (suggerito a più riprese dalla Commissione Europea e dal <a href="http://www.dsa.minambiente.it/gpp/page.asp?id=74">legislatore italiano</a> ormai da più di dieci anni! che consentirebbe di valutare la convenienza di un prodotto non solo in base al suo prezzo d’acquisto, ma a 360° e nel tempo; e le numerose indicazioni utilissime fornite dal <a href="http://www.dsa.minambiente.it/gpp/page.asp?id=46">Piano Nazionale per il Green Public Procurement</a> nel 2008 restando (quasi) lettera morta.</p>
<p>Ma la novità è che nonostante queste e molte altre difficoltà sono sempre di più le aziende e le PP.AA. che hanno riconosciuto il valore delle pratiche di acquisto sostenibile, le promuovono e le praticano. Due eventi in arrivo per saperne di più:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.acquistiesostenibilita.org/savethedate/save112.htm">&#8220;A&amp;S Day” del 3 febbraio a Milano</a>, giornata interamente dedicata al tema della sostenibilità lungo le catene di fornitura aziendale promossa dall’Associazione Acquisti e Sostenibilità <a href="http://www.acquistiesostenibilita.org/">www.acquistiesostenibilita.org</a></li>
</ul>
<ul>
<li>il workshop “Acquisti verdi, per riqualificare la spesa pubblica e rafforzare la Green Economy” che si terrà il 2 febbraio pomeriggio a Bari nell’ambito di Mediterre, il cantiere euro mediterraneo della sostenibilità <a href="http://www.mediterre.it/">www.mediterre.it</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Con stile, debutta la nuova campagna cittadina per cambiare stili di vita a Milano</title>
		<link>http://www.avanzi.org/sustainable-innovation/con-stile</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 12:13:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sustainable Innovation]]></category>

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		<description><![CDATA[“Con stile, cambio vita a Milano”: ai nastri di partenza, con le prime 60 famiglie aderenti, la nuova campagna di Acli, Arci e Legambiente insieme al Comune di Milano. Nasce un nuovo “patto di cittadinanza” per cambiare stili di vita e di mobilità a Milano. E noi di Avanzi siamo orgogliosi di aver contribuito a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-881" href="http://www.avanzi.org/sustainable-innovation/con-stile/attachment/constile-2"><img class="alignnone size-large wp-image-881" title="constile" src="http://www.avanzi.org/wp-content/uploads/2012/01/constile1-660x220.jpg" alt="" width="660" height="220" /></a></p>
<p><strong>“<a href="http://www.constile.milano.it/">Con</a></strong><a href="http://www.constile.milano.it/"><strong> </strong><strong>stile,</strong><strong> </strong><strong>cambio</strong><strong> </strong><strong>vita</strong><strong> </strong><strong>a</strong><strong> </strong></a><strong><a href="http://www.constile.milano.it/">Milano</a>”: ai nastri di partenza, con le prime 60 famiglie aderenti, la nuova campagna di <a href="http://www.aclilombardia.it/">Acli</a>, <a href="http://www.arcimilano.it/">Arci</a> e <a href="http://www.legambiente.it/">Legambiente</a> insieme al <a href="http://www.comune.milano.it">Comune di Milano</a>. Nasce un nuovo “patto di cittadinanza” per cambiare stili di vita e di mobilità a Milano. E noi di <a href="http://www.avanzi.org">Avanzi</a> siamo orgogliosi di aver contribuito a progettare questo innovativo intervento e di esserne co-promotori assieme a <a href="http://www.terre.it/">Terre di Mezzo</a>.<br />
</strong></p>
<p>Un nuovo “patto di cittadinanza” nasce stasera a Palazzo Marino, nel cuore di Milano. Qui il  Comune di Milano, Gianbattista Armelloni presidente Acli Lombardia, Emanuele Patti presidente Arci Milano, Damiano Di Simine presidente Legambiente Lombardia e 60 famiglie milanesi metteranno la firma sulla “Carta Milano Sostenibile”, un “patto” simbolico con i cittadini che saranno primi attori della nuova campagna “Con stile, cambio vita a Milano”.</p>
<p>La campagna nasce per promuovere un nuovo patto di cittadinanza che favorisca il cambiamento degli stili di vita e di mobilità e aiuti a superare la crisi economica e parte dalla consapevolezza che la Milano e l’Italia del futuro si possono costruire con tante piccole “manovre” quotidiane ed è una proposta di azioni per le famiglie e i singoli cittadini, per i condomini, i circoli, le associazioni e le parrocchie, per le classi e le scuole, i negozi, gli uffici, le aziende e gli enti.</p>
<p><em><a rel="attachment wp-att-878" href="http://www.avanzi.org/sustainable-innovation/con-stile/attachment/constilelogo"><img class="alignleft size-medium wp-image-878" title="constilelogo" src="http://www.avanzi.org/wp-content/uploads/2012/01/constilelogo-300x238.jpg" alt="" width="300" height="238" /></a>“</em>Con stile” è la campagna dove sono i cittadini a diventare “attori” del cambiamento con azioni concrete e impegni quotidiani per risparmiare di più e inquinare di meno e per cambiare in prima persona la qualità della vita a Milano: cambiare significa, ad esempio, scegliere di usare di più i mezzi pubblici e la bicicletta invece dell’auto, di regolare la temperatura di casa propria o dell&#8217;ufficio in modo da risparmiare energia, dedicare alcune ore al volontariato o all’aiuto degli altri.  Anche le aziende possono supportare la campagna e proporre innovazioni e nuove offerte di beni e servizi: solo così il cambiamento negli stili di vita da individuale potrà diventare della società intera, diventerà nuova economia e nuova occupazione.</p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;"> </span></em></p>
<p>L&#8217;adesione di una famiglia o di un&#8217;organizzazione e la scelta delle azioni da realizzare, saranno i primi passi per partecipare alla campagna. Inoltre, sarà garantito a tutti un percorso di affiancamento, grazie a incontri pubblici e al supporto di animatori opportunamente formati, che aiuteranno cittadini, famiglie e organizzazioni a intraprendere e portare avanti le proprie azioni. La campagna “Con stile” è, quindi, un percorso, condiviso e partecipato, che vedrà fasi diverse: entro il primo anno, l&#8217;obiettivo è di coinvolgere 2.000 “attori” del cambiamento e di monitorare la trasformazione delle scelte di consumo e di servizio di 10.000 milanesi.  Alla conclusione di questa prima fase, saranno verificati i risultati, il numero delle adesioni, i progressi compiuti, il contributo al benessere generale della città, e verrà elaborato un report di sostenibilità e di rilancio della campagna. Le azioni saranno nel tempo presentate nel sito della campagna <a href="http://www.constile.milano.it/">www.constile.milano.it</a> e, dopo la registrazione, potranno essere scelte liberamente dai diversi “attori” del cambiamento, da tutti noi.</p>
<p>Con questa campagna, Milano rilancia così analoghe esperienze italiane ed estere:Venezia 2006 coinvolse 1200 famiglie nel progetto “Cambieresti”, Parigi lanciò nel 2011 le “eco-azioni” per la “Paris durable” e raccolse in pochi mesi sul web più di 600 adesioni individuali e collettive; più vicino a noi, sempre nel 2011, il progetto “La famiglia sostenibile” elaborato e realizzato dall’Agenzia InnovA21 per lo Sviluppo Sostenibile per i Comuni soci (Barlassina, Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Desio, Meda, Seveso e Varedo) La strategia della campagna Con Stile si inquadra nelle azioni di governo partecipato per lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale che ha già portato Milano insieme ad altre 3400 città europee alla firma del<a href="http://www.pattodeisindaci.eu/index_it.html"> “Patto dei Sindaci” (Covenant of Mayors)</a>. Per questo i cittadini che aderiscono alla campagna firmano con il Sindaco un analogo Patto per realizzare insieme la Milano sostenibile del futuro.</p>
<p>Per chi volesse intervenire alla presentazione della campagna, l&#8217;appuntamento è per oggi pomeriggio alle ore 17.30 (a Palazzo Marino, Sala Alessi).</p>
<div style="width:477px" id="__ss_11272451"> <strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/avanzisrl/con-stile-cambio-vita-a-milano" title="Con stile, cambio vita a Milano" target="_blank">Con stile, cambio vita a Milano</a></strong> <iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/11272451" width="477" height="510" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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</p></div>
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		<title>IRRAGIONEVOLI IDEE CHE VOGLIONO CAMBIARE IL MONDO</title>
		<link>http://www.avanzi.org/startup/unreasonable-institute</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 12:42:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Agazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Startup]]></category>

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		<description><![CDATA[Da quest’anno siamo pipeline partner dell’Unreasonable Institute, un acceleratore di impresa statunitense, fondato nel 2010, che si è dato una missione molto sfidante: aiutare degli imprenditori “irragionevoli” a risolvere, attraverso il proprio lavoro, i più grandi problemi ambientali e sociali che minacciano la società in cui viviamo. Ad un obiettivo talmente alto corrisponde un percorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-858" href="http://www.avanzi.org/startup/unreasonable-institute/attachment/unreasonable_logo_black_stacked"><img class="alignnone size-full wp-image-858" title="Unreasonable_logo_black_stacked" src="http://www.avanzi.org/wp-content/uploads/2012/01/Unreasonable_logo_black_stacked.png" alt="" width="600" height="137" /></a></p>
<p>Da quest’anno siamo <a href="https://marketplace.unreasonableinstitute.org/">pipeline partner</a> dell’<a href="http://unreasonableinstitute.org/">Unreasonable Institute</a>, un acceleratore di impresa statunitense, fondato nel 2010, che si è dato una missione molto sfidante: aiutare degli imprenditori “irragionevoli” a risolvere, attraverso il proprio lavoro, i più grandi problemi ambientali e sociali che minacciano la società in cui viviamo. Ad un obiettivo talmente alto corrisponde un percorso di incubazione altrettanto intenso, il cui cuore è costituito da un corso iper intensivo, della durata di 6 settimane, che si tiene ogni estate in Colorado. Le 25 startup che arrivano alla fine del percorso accedono alla possibilità di vivere e lavorare con alcuni tra i massimi esperti di innovazione sociale, manager, imprenditori e venture capitalist, confrontandosi duramente con loro ed affinando le loro idee imprenditoriali, fino a renderle talmente solide da presentarle a <a href="https://marketplace.unreasonableinstitute.org/">30 fondi di investimento a finalità sociale</a>. </p>
<p>Arrivare fino alla fase finale dell’Unreasonale Institute non è però affatto facile. Innanzi tutto ci vuole un progetto di vita eccezionale: quello di far nascere un’impresa che sia economicamente sostenibile, scalabile ed in grado di rispondere ai bisogni di almeno un milione di persone.</p>
<p>Poi bisogna superare due round di valutazione delle candidature ed infine essere in grado di raccogliere in soli 50 giorni, attraverso micro-donazioni, i 10mila dollari che servono a sostenere la loro partecipazione al programma di accelerazione di impresa. </p>
<p><a rel="attachment wp-att-859" href="http://www.avanzi.org/startup/unreasonable-institute/attachment/impact-model31"><img class="alignnone size-large wp-image-859" title="impact-model31" src="http://www.avanzi.org/wp-content/uploads/2012/01/impact-model31-660x269.png" alt="" width="660" height="269" /></a></p>
<p>Ed è proprio questa la fase in ci troviamo, il marketplace delle idee. Il conto alla rovescia è cominciato una settimana fa per 46 imprenditori innovatori provenienti da tutto il mondo. Solo i primi 25 che dimostreranno di essere in grado di raccogliere 10mila dollari accederanno alla fase finale. Il nostro invito è quindi quello di andare a curiosare sul sito <a href="https://marketplace.unreasonableinstitute.org/">https://marketplace.unreasonableinstitute.org/</a>  per conoscere meglio i partecipanti a questa straordinaria competizione e supportare con piccole donazioni i progetti che più vi stanno a cuore. Avrete così la possibilità di aiutare qualche “irragionevole” a vivere una esperienza unica e irripetibile, perché frutto di una complessa alchimia tra partecipanti, mentors ed esperti di innovazione. </p>
<p>Dal canto nostro cercheremo di seguire quanto più da vicino possibile questo processo, per far sì che, dall’anno prossimo, ci sia almeno un team italiano in grado di arrivare fino a questo punto.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/34382970?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="400" height="225" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/34382970">2012 Unreasonable Marketplace</a> from <a href="http://vimeo.com/unreasonabletv">Unreasonable Institute</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
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		<title>CSR: chi la utilizza come leva per la creazione di valore sostenibile cresce (anche in tempi di crisi)</title>
		<link>http://www.avanzi.org/csr-2-0/csr-valore-sostenibile</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 13:56:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[CSR 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[capitale umano]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[innnovazione]]></category>
		<category><![CDATA[rendicontazizone]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità sociale]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[valore sostenibile]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2012 parte con il piede giusto qui ad Avanzi. Una serie di nuovi progetti di innovazione per la sostenibilità con imprese di diversi settori ci ha dato l’opportunità di rafforzare il nostro team, in cui entra da oggi a far parte Giovanni Pizzochero. Giovanni ha 30 anni ed ha maturato un’esperienza pluriennale sui temi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.avanzi.org/csr-2-0/csr-valore-sostenibile/attachment/moneta-grafico" rel="attachment wp-att-850"><img src="http://www.avanzi.org/wp-content/uploads/2012/01/moneta-grafico-660x439.jpg" alt="" title="moneta-grafico" width="660" height="439" class="alignnone size-large wp-image-850" /></a></p>
<p>Il 2012 parte con il piede giusto qui ad Avanzi. Una serie di nuovi progetti di innovazione per la sostenibilità con imprese di diversi settori ci ha dato l’opportunità di rafforzare il nostro <a href="http://www.avanzi.org/persone">team</a>, in cui entra da oggi a far parte <a href="http://www.linkedin.com/pub/giovanni-pizzochero/2b/22a/7a6">Giovanni Pizzochero</a>. Giovanni ha 30 anni ed ha maturato un’esperienza pluriennale sui temi dello sviluppo sostenibile e della responsabilità sociale d’impresa, lavorando come consulente di alcune tra le principali aziende italiane. Si occuperà di reporting di sostenibilità e comunicazione ambientale e sociale, processi di stakeholder engagement, valutazione e pianificazione strategica di CSR.</p>
<p>Come avrete notato negli ultimi mesi sono cambiate parecchie cose in Avanzi e in tutto quello che ci ruota intorno. Il periodo di congiuntura economica sfavorevole ha accelerato una serie di riflessioni relative alla nostra natura e alle nostre attività, spingendoci a riorganizzarle, investire in capitale umano e migliorare la nostra offerta. </p>
<p>Lo abbiamo fatto sia sulla base di nostri valori sia tenendo in considerazione alcuni segnali che arrivano dal mondo delle imprese. Anche se molti temevano che la crisi avrebbe provocato un taglio deciso degli investimenti nella CSR, la realtà ci dice invece che quelle imprese che hanno affrontato seriamente le questioni di sostenibilità stanno mantenendo i propri impegni (le strutture organizzative non sono state eliminate o ridimensionate, i rendiconti sociali continuano ad essere pubblicati) e non solo. In maniera sempre crescente il tipo di affiancamento manageriale che viene richiesto è relativo alla promozione di nuove iniziative ad alto valore aggiunto, legate al core business di queste realtà.</p>
<p>Questo non significa che i problemi e le difficoltà non ci siano. Al contrario, il clima nelle aziende che devono misurarsi quotidianamente con la difficoltà di competere resta difficile e lo si percepisce chiaramente. Siamo però convinti che si stia ampliando il solco tra chi ha interpretato la CSR in chiave di mera comunicazione e chi l&#8217;ha utilizzata come leva per la creazione di valore sostenibile. </p>
<p>Le imprese che hanno investito con convinzione in capitale umano, qualità della relazioni con i clienti e con i territori in cui operano, stanno oggi realizzando che non si è trattato di un esercizio di stile e che i risultati positivi sono tangibili. Essere al fianco di alcune di queste realtà è per noi un onore e una grande responsabilità, ma soprattutto una grande opportunità per continuare a perseguire la nostra missione aziendale: generare cambiamento sostenibile attraverso azioni sempre più concrete.</p>
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		<title>Perché un incubatore per startup al 100% sostenibili</title>
		<link>http://www.avanzi.org/le-nostre-imprese/incubatore</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 18:49:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le nostre imprese]]></category>

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		<description><![CDATA[Crediamo che l&#8217;Italia sprechi il suo incredibile patrimonio di talenti, competenze e creatività per la presenza di numerosi fallimenti di mercato lungo la filiera dell&#8217;innovazione. Pensiamo sia giunto il momento di andare oltre la dicotomia tra mondo profit e non profit. Siamo convinti che nel mercato ci sia oggi un grande spazio per imprese innovative [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.avanzi.org/le-nostre-imprese/incubatore/attachment/click-day-immagine" rel="attachment wp-att-842"><img src="http://www.avanzi.org/wp-content/uploads/2012/01/CLICK-DAY-IMMAGINE.png" alt="" title="CLICK DAY IMMAGINE" width="625" height="286" class="alignnone size-full wp-image-842" /></a></p>
<p>Crediamo che l&#8217;Italia <strong>sprechi</strong> il suo incredibile patrimonio di <strong>talenti, competenze e creatività</strong> per la presenza di numerosi fallimenti di mercato lungo la filiera dell&#8217;innovazione.</p>
<p>Pensiamo sia giunto il momento di andare oltre la dicotomia tra mondo profit e non profit.</p>
<p>Siamo convinti che nel mercato ci sia oggi un grande spazio per imprese innovative che puntano a <strong>massimizzare il loro impatto sociale e ambientale sotto il vincolo della sostenibilità economica</strong>.</p>
<p>Imprese “100% sostenibili”.</p>
<p>Per questo abbiamo dato vita a <strong>Make a Cube	&#179;</strong>, il primo incubatore in Italia specializzato in imprese ad alto valore ambientale e sociale.</p>
<p>Cosa è Make a Cube<sup>3</sup>? Abbiamo scelto un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=HTEX9rfp-8M&amp;context=C3f5d8c2ADOEgsToPDskIMQ6Lg9CoMfyglUbfWFmod">video</a> per raccontarlo.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/HTEX9rfp-8M" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Ora partiamo alla ricerca dei <strong><em>changemaker </em></strong>italiani, persone che attraverso le proprie idee e il proprio lavoro vogliono migliorare la qualità della vita di tutti, diffondere equità e giustizia sociale, preservare l’ambiente e le risorse naturali.</p>
<p>Non importa se sono <a href="http://www.makeacube.com/a-chi-ci-rivolgiamo/startup/">start-upper</a> dalla mente giovane, <a href="http://www.makeacube.com/a-chi-ci-rivolgiamo/piccole-e-medie-imprese/">navigati imprenditori profit o non profit</a> , <a href="http://www.makeacube.com/a-chi-ci-rivolgiamo/grandi-imprese/">manager di grandi imprese</a>, <a href="http://www.makeacube.com/a-chi-ci-rivolgiamo/istituzioni/">sindaci, assessori e funzionari pubblici</a>, <a href="http://www.makeacube.com/a-chi-ci-rivolgiamo/investitori/">investitori responsabili</a>: ciò che conta è che condividano i nostri valori, il nostro stile e la nostra urgenza: quella di rendere almeno un po’ migliore il mondo!</p>
<p>A loro disposizione mettiamo un esclusivo pacchetto di <a href="http://www.makeacube.com/servizi/">servizi di formazione e consulenza</a>, nati dalla nostra esperienza diretta di imprenditori\innovatori sociali e pensati per superare i piccoli ostacoli di tutti i giorni, come per immaginare un nuovo modello di sviluppo sociale, ambientale e economico.</p>
<p>E tutto il nostro entusiasmo per questa nuova avventura!</p>
<div style="width:477px" id="__ss_10958377"> <strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/avanzisrl/make-a-cube-buone-idee-elevate-a-impresa-brochure" title="make a cube _ buone idee elevate a impresa " target="_blank">make a cube _ buone idee elevate a impresa </a></strong> <iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/10958377" width="477" height="510" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
<div style="padding:5px 0 12px"> View more <a href="http://www.slideshare.net/" target="_blank">documents</a> from <a href="http://www.slideshare.net/avanzisrl" target="_blank">Avanzi. Sostenibilità Per Azioni</a> </div>
</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fare impresa e avere un impatto postitivo su ambiente e società. Con le Benefit Corporation si può (per ora solo negli Stati Uniti)</title>
		<link>http://www.avanzi.org/startup/bcorp</link>
		<comments>http://www.avanzi.org/startup/bcorp#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 13:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Agazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Startup]]></category>
		<category><![CDATA[impresa a finalità sociale]]></category>
		<category><![CDATA[impresa sociale]]></category>
		<category><![CDATA[social business]]></category>
		<category><![CDATA[social entrepreneurship]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
		<category><![CDATA[terzo settore]]></category>

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		<description><![CDATA[La notizia è di una decina di giorni fa. Grazie alla firma del Governatore Andrew Cuomo, anche nello Stato di New York sarà possibile registrarsi come una Benefit Corporation, un’impresa che si da come obiettivo statutario quello di avere un impatto positivo sull’ambiente e la società, vincolandosi a pubblicare ogni anno un report sulle proprie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-833" href="http://www.avanzi.org/startup/bcorp/attachment/bcorp"><img class="alignnone size-large wp-image-833" title="bcorp" src="http://www.avanzi.org/wp-content/uploads/2011/12/bcorp-660x246.jpg" alt="" width="660" height="246" /></a></p>
<p>La <a href="http://www.thirteen.org/metrofocus/news/2011/12/will-benefit-corporations-change-the-way-nyc-does-big-business/">notizia</a> è di una decina di giorni fa. Grazie alla firma del Governatore Andrew Cuomo, anche nello Stato di New York sarà possibile registrarsi come una <a href="http://www.benefitcorp.net/">Benefit Corporation</a>, un’impresa che si da come obiettivo statutario quello di avere un impatto positivo sull’ambiente e la società, vincolandosi a pubblicare ogni anno un report sulle proprie performance ambientali e sociali. Un’impresa che accetta di mettere la massimizzazione del profitto in secondo piano rispetto a finalità di tipo sociale.</p>
<p>Se a parole la cosa può sembrare una novità non molto rilevante, nella pratica si tratta di una vero e proprio cambio di paradigma.  Lo Stato di New York è il settimo Stato americano ad approvare una legge che riconosce legalmente le Benefit Corporation, dopo Maryland, California, Hawaii, Vermont, Virginia e New Jersey. Quando sarà possibile registrarsi come Benefit Corporation nella maggior parte degli Stati Uniti, allora potremo dire che sarà stata compiuta una piccola rivoluzione nel Paese che ha fatto della massimizzazione del profitto un sorta di religione.</p>
<p>Per capire fino in fondo quali sono le implicazioni di un tale cambiamento nello statuto di un’impresa occorre fare un passo indietro. Una Benefit Corporation è di fatto una impresa che dichiara di non agire solo nell’interesse dei propri azionisti, ma in quelli della comunità in cui opera. Se il manager di una impresa “tradizionale” è obbligato a privilegiare gli interessi dei propri azionisti quando, di fronte ad un dilemma, si trova a scegliere tra soluzioni che generano più profitti e soluzioni che tutelano maggiormente l’ambiente o i dipendenti dell’azienda in cui lavora, il manager di una Benefit Corporation invece è chiamato a fare esattamente l’opposto. E il fatto che questo principio sia sancito dallo statuto dell’impresa fa sì che egli sia legalmente vincolato a perseguire delle finalità sociali, pena il licenziamento o la citazione in giudizio.</p>
<p>Come forma giuridica la Benefit Corporation si inserisce quindi, in un certo senso, a cavallo tra profit e non profit. Se la sua applicazione fosse generalizzata risolverebbe non poche criticità per tutti quegli imprenditori sociali che si vedono costretti, all’atto di costituzione della propria organizzazione, a fare una scelta tra profit e non profit. Scelta che inevitabilmente penalizza una componente importante del loro fare impresa in un modo diverso. Per chi si muove in questo terreno in effetti la strada è stretta. Si rischia di essere considerati troppo “commerciali” per essere una non profit e troppo “sognatori” per essere imprenditori.</p>
<p>La forma giuridica Benefit Corporation invece conferisce dignità a quella che potremmo chiamare una giusta via di mezzo, stabilendo che possono esistere imprese commerciali che si danno obiettivi sociali ed ambientali stringenti, riuscendo a fare bene tutte e due le cose. Nessuno dice che questa “cosa” sia meglio o peggio di una impresa tradizionale o di una organizzazione non profit (e infatti  negli Stati Uniti nessuna agevolazione fiscale è concessa alle Benefit Corporation). Semplicemente si sancisce che esse sono una realtà diversa, che va guardata con occhi nuovi e valutata con parametri differenti. Una forma giuridica pensata per fornire più garanzie rispetto al perseguimento di obiettivi statutari di tipo sociale, capace allo stesso tempo di resistere all’urto di iniezioni di capitale senza snaturarsi e dimostrare che essi sono stati gestiti in modo corretto, generando impatti sociali ed ambientali positivi.</p>
<p>Ma da dove nascono le Benefit Corporation? Chi ha promosso questa particolare forma giuridica? Dietro ad un mondo che sta crescendo sempre di più c’è una organizzazione no profit chiamata <a href="http://www.bcorporation.net/The-Non-Profit-behind-B-Corps">B Lab</a> che ha messo a punto il framework legistlativo che ha permesso alle Benefit Corporation di nascere e che valida il sistema di misurazione delle performance sociali e ambientali a cui essere devono fare riferimento quando rendono conto ai propri stakeholder delle loro azioni. Oltre a fare lobbying per fare in modo  che una legislazione favorevole alle Benefit Corporation venga approvata in sempre più Stati americani il B Lab ha ideato anche uno <a href="http://www.bcorporation.net/become/BRS">standard di certificazione</a> che permette già oggi, alle imprese che dimostrano di raggiungere un certo livello di prestazioni ambientali e sociali di tutti gli Stati, di accreditarsi come “<a href="http://www.bcorporation.net/Certification-Overview">Certified B Corp</a>”.</p>
<p>E in Italia? Una forma giuridica del genere ancora non esiste ma speriamo che le cose possano cambiare presto. Quando abbiamo fondato <a href="http://www.makeacube.com/2011/11/10/startup-sostenibili/">Make a Cube<sup>3</sup></a> ci siamo ispirati agli stessi principi e abbiamo inserito nel nostro statuto <a href="http://www.makeacube.com/chi-siamo/in-che-senso-low-profit/">particolari disposizioni che vincolano l’incubatore alla generazione di impatti sociali e ambientali positivi, introducono un cap alla remunerazione del capitale investito e pongono un limite al divario tra la retribuzione minima e massima all’interno dell’impresa</a>.</p>
<p>Ci consideriamo in questo senso la prima low profit italiana, frutto di una riflessione di lungo corso attorno alle caratteristiche di una <a href="http://www.borsasociale.it/il-progetto/imprese-finalita-sociale/">impresa a finalità sociale</a>. Siamo consapevoli del fatto che ad oggi l’inserimento di finalità e vincoli sociali all’interno dello statuto di una srl costituisca in alcuni ambienti poco più di una provocazione intellettuale. Ma è il modello d’impresa in cui crediamo e speriamo attraverso la nostra attività di contagiare molti altri imprenditori. A quel punto anche il legislatore italiano potrebbe arrivare ad accorgersi delle presenza di qualche novità sotto il sole.</p>
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		<title>Commissione Europea, sulla CSR si poteva osare di più?</title>
		<link>http://www.avanzi.org/csr-2-0/comunicazione-commissione</link>
		<comments>http://www.avanzi.org/csr-2-0/comunicazione-commissione#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 15:27:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Dal Maso</dc:creator>
				<category><![CDATA[CSR 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[avanzi]]></category>
		<category><![CDATA[commissione europea]]></category>
		<category><![CDATA[csr]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità sociale d'impresa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.avanzi.org/?p=820</guid>
		<description><![CDATA[Qualche settimana fa, il 25 ottobre per la precisione, è stata pubblicata la Comunicazione della Commissione Europea sulla CSR. Si tratta di un atto atteso con una certa trepidazione tra gli addetti ai lavori. Non c&#8217;è dubbio sul fatto che il dibattito teorico e, soprattutto, la pratica in materia di responsabilità sociale d&#8217;impresa negli ultimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-822" href="http://www.avanzi.org/csr-2-0/comunicazione-commissione/attachment/commissione-europea-21"><img class="alignnone size-large wp-image-822" title="Commissione-Europea-21" src="http://www.avanzi.org/wp-content/uploads/2011/11/Commissione-Europea-21-660x440.jpg" alt="" width="660" height="440" /></a></p>
<p>Qualche settimana fa, il 25 ottobre per la precisione, è stata pubblicata la<a href="http://ec.europa.eu/enterprise/policies/sustainable-business/files/csr/new-csr/act_en.pdf"> Comunicazione della Commissione Europea sulla CSR</a>. Si tratta di un atto atteso con una certa trepidazione tra gli addetti ai lavori. Non c&#8217;è dubbio sul fatto che il dibattito teorico e, soprattutto, la pratica in materia di responsabilità sociale d&#8217;impresa negli ultimi dieci-dodici anni debbano molto al  ruolo attivo dell&#8217;UE. Anche se il concetto di CSR era noto e applicato già ben prima della famoso <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/en/com/2001/com2001_0366en01.pdf">libro verde del 2001</a>, certamente la &#8220;discesa in campo&#8221; del governo di Brussels ha rappresentato un momento di svolta. Da allora, è partito un tourbillon di iniziative, norme giuridiche e tecniche, standard, premi, network, convegni e seminari, libri e giornali, corsi di laurea e master, bilanci, siti e brochures. Su tutto questo la nuova Comunicazione tenta un timido bilancio, senza peraltro molto spirito critico; attraverso un esercizio piuttosto didascalico, si prende atto che molte cose sono successe, ma non si entra nel merito di una valutazione degli effetti sul piano sociale e ambientale complessivo. Superata rapidamente la questione del che cosa abbia prodotto questo decennio di riflessioni e di pratiche, la Comunicazione si articola in due sezioni principali: la prima riguarda la &#8220;nuova&#8221; definizione di CSR e la seconda propone un piano d&#8217;azione triennale.</p>
<p>La questione definitoria viene affrontata riferendosi genericamente a “la responsabilità delle imprese per gli impatti che hanno sulla società”. In effetti, una lettura molto ampia, che pone davvero pochi limiti. Nella successiva esplicitazione, si torna a parlare (come nella &#8220;vecchia&#8221; definizione) dell&#8217;integrazione delle preoccupazioni [brutta traduzione di <em>concern</em>] sociali, ambientali, etiche e di diritti umani nelle attività e nella strategia d&#8217;impresa, in stretta collaborazione con i propri stakeholder.</p>
<p>Il passaggio più interessante è quello in cui si dichiara che gli obiettivi della CSR sono: (i)  massimizzare la creazione di valore condiviso per gli azionisti e per gli altri stakeholder e la comunità in senso più ampio, attraverso una approccio strategico di lungo termine e lo sviluppo di prodotti, servizi e modelli d’impresa innovativi, e (ii) identificare, prevenire e mitigare i suoi possibili impatti negativi. Il riferimento al <a href="http://www.slideshare.net/avanzisrl/portercreating-shared-value">concetto del valore condiviso</a> lascia trasparire un apprezzamento per le teorie proposte di recente da Michael Porter e di cui<a href="http://www.avanzi.org/csr-2-0/valore-condiviso"> abbiamo già detto</a>.</p>
<p>La seconda parte della Comunicazione, quella in cui si detta l&#8217;agenda di lavoro, richiama una serie di linee d&#8217;azione – la cui coerenza è rappresentata dal meta-obiettivo della strategia Europa 2020:</p>
<ul>
<li> rafforzare la visibilità della CSR e diffondere buone pratiche</li>
<li> migliorare e monitorare i livelli di fiducia nell’impresa</li>
<li> migliorare le autoregolamentazioni e la coregolamentazione</li>
<li> migliorare i meccanismi premianti di mercato per la CSR</li>
<li> migliorare la rendicontazione delle informazioni sociali ed      ambientali dell’impresa</li>
<li> diffondere e sensibilizzare alla CSR attraverso l’educazione, la      formazione e a ricerca</li>
<li> sottolineare l’importanza delle politiche di CSR nazionali e      regionali</li>
<li> migliore l’allineamento degli approcci alla CSR europea e globale</li>
</ul>
<p>Tutto sommato, nulla di davvero nuovo. La Commissione sembra volersi muovere su un terreno sicuro, conosciuto, senza rischiare mosse azzardate. E, a ben vedere, le indicazioni proposte sembrano tutte molto sensate. L&#8217;impressione, tuttavia, è che si potesse osare di più. Le azioni sono in maggioranza rivolte agli operatori del lato dell&#8217;offerta o ai regolatori. Poco si intende fare (a parte un accenno all&#8217;educazione), per lavorare sul lato della domanda. Il che sembra un punto debole importante. L&#8217;idea, infatti, che la CSR possa non essere considerata un puro costo, ma diventare un fattore di vantaggio competitivo, un driver di valore, si basa sul presupposto che esista un mercato in grado di distinguere e premiare i comportamenti virtuosi delle imprese. Circostanza che si verifica solo in minima parte, perché i consumatori informati, consapevoli e responsabili sono ancora una nicchia di piccole dimensioni. Il &#8220;dramma&#8221; di molti CSR manager, italiani e non solo, è che spesso non riescono a trovare nel mercato degli interlocutori sufficientemente attenti. Questo è l&#8217;ambito per eccellenza in cui si dovrebbero esercitare le politiche pubbliche. Non possono certo essere le imprese a far crescere il numero dei clienti critici e le organizzazioni della società civile non hanno le risorse per realizzare iniziative capaci di incidere realmente sui modelli di consumo e sui processi di scelta di acquisto dei cittadini.</p>
<p>Un&#8217;occasione persa, quindi? Forse no, non completamente, ma certamente rimane un enorme lavoro da fare.</p>
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