Caro Mario, sono d’accordo con te, però.

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La sede milanese della società Avanzi. THINK TANK per l'innovazione e la sostenibilità fa da riferimento per le imprese e le organizzazioni che vogliono fare scelte di business sostenibili. La sede ospita un bar e diversi spazi di condivisione dedicati al coworking. © Andrea Frazzetta

Qualche giorno fa, è uscito su Corriere Buone Notizie un articolo di Mario Calderini che richiamava la necessità di essere più radicali nel richiedere alle imprese e alle istituzioni finanziarie maggior impegno sui temi di sostenibilità. Ad Avanzi di questi temi si discute da sempre e, anche stavolta, sentiamo di dover dire la nostra.

 

Caro Mario, sono d’accordo con te, però.

Caro Mario, è inutile che te lo ripeta, già lo sai: sono d’accordo con te quando solleciti una maggior radicalità, quando avverti l’insufficienza delle pratiche di responsabilità sociale, quando ci metti in guardia dal rischio dell’inflazione lessicale del vocabolario della sostenibilità. Ma che la penso così lo dico lo stesso, in premessa, perché sento di dover fare anche dei distinguo. E, per farlo, racconto un episodio della nostra storia: nel 2011, Avanzi ha attraversato una delle sue più profonde crisi di identità. Il motivo era, indovina un po’, il bisogno di molti di noi di maggior radicalità. Vivevamo con senso di profonda frustrazione (e, in una certa misura, continuiamo a farlo, anche se abbiamo imparato a conviverci) la consapevolezza che c’è una contraddizione quasi invincibile tra il modello dell’impresa capitalistica e l’idea di società che abbiamo in mente noi. La grande impresa capitalistica è, per natura, per cultura, per struttura, incompatibile con la visione trasformativa che tu e noi invochiamo.

Perciò, allora, concepimmo l’idea di far nascere un incubatore dedicato solo al social business: quello ci sembrava essere lo strumento giusto per far nascere e crescere delle imprese che fossero intrinsecamente, ontologicamente diverse, che avessero la sostenibilità come ragion d’essere, che fossero, come diresti tu, radicali. Non entro qui nel merito della riflessione su quanto di quella ambizione si sia effettivamente realizzata. Quello che mi preme sottolineare è che però noi non abbiamo smesso di lavorare per e con le grandi imprese. E non per becere esigenze di fatturato, ma perché eravamo e siamo consapevoli che occorra operare su entrambi i fronti; che occorra contemporaneamente supportare sia le organizzazioni che intenzionalmente producano impatti sociali addizionali e misurabili sia quelle che, pur facendo altro, possono produrre esternalità positive sull’ambiente sociale e naturale. In termini di sostenibilità reale, una policy sugli acquisti responsabili di una multinazionale crea effetti enormemente maggiori di mille startup sociali. Le quali hanno un valore simbolico e generativo molto maggiore, è vero; ma da sole, oggi, non bastano.

Molti degli “esercizietti rendicontativi” che citi li abbiamo fatti noi.  Noi abbiamo ossessivamente richiamato i criteri ESG. E lo dico senza vergogna; al contrario, con un certo orgoglio. Lo rivendico perché se oggi possiamo dibattere di questi temi, se oggi c’è l’Agenda 2030, se l’UE ha una strategia sulla finanza sostenibile, eccetera è anche perché la vituperata business community ha digerito l’idea che il modello di economia lineare, della crescita quantitativa infinita, dell’illimitatezza delle risorse, non funziona, è sbagliata. Qualcuno questa idea l’ha fatta propria per convinzione, qualcuno per convenienza, qualcuno per opportunismo, qualcuno per conformismo, non importa (o meglio, importa, eccome, ma non ne parliamo adesso). E questo cambiamento, insufficiente ma necessario, è avvenuto grazie alla sedimentazione dei piccoli, apparentemente insignificanti progressi incrementali (marginali, diresti tu) introdotti attraverso l’armamentario della CSR.

Quindi, tornando al punto, quando parli di radicalità qui sfondi una porta aperta. Ma non è ridicolizzando l’impegno delle grandi imprese che la realizzeremo, bensì pretendendo da parte loro un impegno ancora maggiore. Le grandi imprese sono una straordinaria forza di cambiamento. Sta anche a noi orientarla per il bene.

(Davide Dal Maso)

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