Impresa e territorio: be your local hero

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Oggi, alcune tipologie di imprese hanno di fronte a sé una nuova opportunità: rafforzare il proprio ruolo di promotori di politiche pubbliche, di attivazione di comunità, di generatori di beni pubblici, fortificando la relazione con il territorio.

Dopo anni di progetti e sperimentazioni, noi di Avanzi siamo tornati a riflettere attorno ad una questione che ci sta molto a cuore: come un’impresa può configurarsi quale soggetto abilitante di pratiche di sviluppo territoriale, in particolare, in aree marginali?

Per rispondere a questa domanda è necessario far dialogare due ambiti disciplinari: da un lato la responsabilità sociale di impresa, dall’altro le politiche pubbliche di rigenerazione urbana e di sviluppo del territorio. Riteniamo che in questa sovrapposizione di temi e di approcci culturali possano esserci nuove occasioni per arricchire la relazione tra le imprese e i propri territori di riferimento di nuovo senso, di progettualità e di obiettivi condivisi.

Se è vero il vecchio adagio di Porter per cui un’impresa prospera solo se il territorio che la accoglie prospera (in termini di competitività, infrastrutture, competenze, solidarietà, etc.) è responsabilità (sociale) delle imprese esplorare nuovi percorsi per costruire valore condiviso territoriale?

Lo sviluppo a cui pensiamo va inteso come un processo sociale e territoriale a più dimensioni. Non è quindi solo allo sviluppo economico che si allude, ma ad un processo in grado di mettere in gioco una pluralità di dimensioni/risorse (le comunità insediate, le culture presenti, le vocazioni territoriali, etc) specifiche dei diversi contesti.

Se guardato così lo sviluppo è allora sempre territoriale e le azioni messe in campo per generarlo (decisioni imprenditoriali, forme di interazione sociale, trasformazioni fisiche, etc) hanno sempre una relazione con una specifica territorialità, che contribuiscono a riprodurre.

Oggi sempre di più le imprese si rivolgono alla comunità come attore rilevante del processo produttivo, nelle dinamiche di open innovation e di co-progettazione di beni e servizi più vicini ai bisogni dei cittadini e dei consumatori. La funzione di produzione non considera più solo l’utilità del consumatore ma l’utilità̀ sociale, intesa come beneficio collettivo per una determinata comunità̀, che l’attività̀ di impresa è in grado di generare.

Facciamo riferimento soprattutto a tipologie di imprese con due caratteristiche di fondo:

  • Sono place based, radicate nel territorio e rivolte ai luoghi dove sono basate, con cui condividano destini e approcci. Sono caratterizzate da processi biunivoci di influenza in tema sociale, culturale e financo (con i dovuti caveat) istituzionale;
  • Hanno a che fare (direttamente o indirettamente) con i beni comuni di quel territorio (acque, terre e paesaggi, beni storico artistici, proprietà pubbliche, intelligenza sociale e vocazione produttiva). Tali beni sono spesso elementi identitari del territorio di riferimento e al contempo variabili chiave per la localizzazione dell’impresa, impianto, stabilimento.

Imprese che, in altre parole, essendo legate a filo doppio con il proprio territorio, sono chiamate a identificare nuove forme di rafforzamento della relazione con gli stakeholder locali mediante strumenti pienamente integrati ai processi di business: mettere a disposizione asset d’impresa per rafforzare asset territoriali che rafforzano la competitività dell’impresa stessa.

I bisogni emergenti

Le comunità pongono domande sempre più pressanti (anche dovute all’arretramento del welfare pubblico) a cui le imprese sono chiamate a dare una risposta.

Molti di questi territori immaginano il loro futuro legato al rilancio del trinomio agricoltura, artigianato e turismo, concentrandosi su:

  • un forte investimento sul capitale umano, sia in termini di competenze che in termini di coesione;
  • servizi (di prossimità) per la salute e il welfare;
  • la tutela del territorio e delle comunità locali, la valorizzazione delle risorse naturali e culturali (manutenzione, prevenzione) e del turismo sostenibile;
  • il rilancio dei sistemi agro-alimentari (anche connessi a nuove forme di produzione di energia rinnovabile)
  • una nuova capacità di lettura dell’area come sistema territoriale omogeneo, anche favorendo la mobilità (fisica, mediante le infrastrutture di trasporto, o metaforica, mediante il digitale)

Le possibili risposte delle imprese

Può un’impresa collocarsi come attore di sviluppo del contesto sociale in cui opera, creando nuove relazioni, collaborazioni e partnership e per proporre una risposta efficace (e redditiva) a istanze della collettività?

Per farlo, è necessario cambiare la prospettiva e intendere gli asset come fattori abilitanti. Da un approccio redistributivo, ad un approccio generativo, significa immaginare gli asset come elementi in grado di innescare processi complessi di sviluppo, non solo come risorse utili “donate” per rispondere a bisogni puntuali.

Il cambio di prospettiva può riguardare tutti gli asset aziendali: beni immobili, reti, competenze e conoscenze, servizi.

Un primo asset su cui fondare il cambio di passo è rappresentato dalle competenze e le reti interne. Leggendo il know-how come fattore abilitante, vi si possono costruire intorno percorsi di formazione (scuole di mestiere) pensati sui bisogni del territorio, capaci di mettere a sistema le conoscenze dell’impresa per avviare processi di sviluppo più profondi e sistematici, fino a facilitare la nascita di nuovi progetti di imprenditorialità territoriale (per strutturare al meglio la filiera su cui l’impresa opera, oppure per diversificarla). Un approccio che non si limita a mettere a disposizione le risorse, spesso in attività lontane dalle competenze delle persone coinvolte, come talvolta è tipico nelle attività di volontariato aziendale, ma le utilizza come leva per generare impatto.

Oppure, un bene immobile può essere messo a disposizione non solo per ospitare le attività di organizzazioni locali (cessione dell’asset a scopo sociale), ma anche per aggregare funzioni e pubblici/target diversi in una logica da community hub, attivando processi strutturati di coesione sociale.

Infine, le imprese possono accreditarsi come soggetti credibili e solidi per attivare servizi e forme innovative di welfare a vantaggio non solo dei propri dipendenti, ma delle comunità di riferimento (asili, servizi mensa, etc.).

In sintesi, le imprese possono mettere a disposizione idee, competenze, tecnologie, prodotti e servizi agli attori esterni con il duplice obiettivo di migliorare la propria posizione competitiva e, allo stesso tempo, arricchire territori, contesti e mercati in cui operano. È un processo iterativo e interattivo che si alimenta con la condivisione, con la prova e l’errore e che richiede una co-evoluzione di cultura aziendale e processi organizzativi, anche attraverso l’attivazione di progetti mirati e di punti di osmosi con il mondo esterno.

 

Il processo che proponiamo

Noi di Avanzi, grazie alle competenze interdisciplinari che siamo in grado di mettere in campo, proponiamo alle imprese un percorso che, in stretta interrelazione con il soggetto pubblico, copre l’intero processo: lettura dei bisogni del territorio e del potenziale che le imprese possono mettere a disposizione, attivazione e conduzione di processi di coinvolgimento, progettazione di azioni innovative e valutazione del loro impatto sul territorio anche al fin di offrire all’impresa contenuti identitari valorizzabili da opportuni processi di comunicazione.

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  Innovazione di Impresa
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