L’Open Innovation per la sostenibilità

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Alcuni mesi fa noi di Avanzi e Make a Cube3, con la collaborazione di Trivioquadrivio e SCS, abbiamo attivato una riflessione sul tema dell’Innovazione Aperta, coinvolgendo alcuni soggetti che gravitano attorno al nostro ecosistema: grandi imprese (A2A, Acea, Autogrill, BNL Gruppo BNP Paribas, ECF Consulenza: Empowerment Consulenza Formazione, Edison, Gruppo Bancario Crédit Agricole Italia, Intesa San Paolo, Magneti Marelli, Metalog Italia, Monte dei Paschi di Siena, Oxway, Randstad, Saint-Gobain, SEA Aeroporti Milano, Terna), enti pubblici (Comune di Bologna, Comune di Milano) e startup.

Le domande che ci siamo posti erano più o meno queste: come possiamo abilitare strumenti di Innovazione Aperta per soddisfare bisogni sociali? Come l’impresa può coinvolgere l’intelligenza collettiva e i soggetti innovatori (changemaker, li chiamavamo) nella risposta a questioni di natura sociale? Come abilitare l’incontro tra la domanda di innovazione (delle imprese tradizionali) e l’offerta che risiede in startup, progetti informali, microimprese?

Crediamo che l’Innovazione Aperta possa essere una piattaforma di grande interesse per attivare nuove relazioni tra imprese e istituzioni, tra pubblico e privato. Crediamo che l’Innovazione Aperta, e in particolare l’innovazione sociale, si stia oggi concentrando prevalentemente attorno a due poli. La città (smart city, coworking, fab lab e i fenomeni a ciò connessi) e l’impresa.

Fino ad oggi l’impresa ha cercato l’innovazione, in spazi (fisici e metaforici) confinati. Domani sarà l’innovazione, diffusa, integrata, sempre meno perimetrabile, a cercare le imprese che ne possano far esplodere il potenziale. Principale fattore critico di successo (in uno scenario competitivo e di consumo in rapido mutamento), essa è e sarà sempre più trasversale agli ambiti organizzativi e si otterrà valorizzando l’intelligenza che circola in grande abbondanza dentro e fuori l’azienda. Ma l’azienda oggi non è attrezzata per intercettare questo copioso flusso di idee. Mentre l’innovazione si è fatta aperta, l’azienda è rimasta chiusa.

Per noi, Open Innovation ha un accento (acuto) su open. L’innovazione è un esito. In-nova-azione, in cui gli attori sono le persone. Innovazione umana. L’Open Innovation – se interpretata in modo non utilitaristico dall’impresa – diviene uno strumento capace in qualche modo di democratizzare i processi di produzione e vincere due tra le più grandi paure del nostro tempo: quella del conflitto (tra status quo e futuro) e quella del fallimento (di un’idea).

Stiamo alla larga dai processi speculativi in cui l’impresa esternalizza il rischio intrinseco all’innovazione per privatizzarne il profitto. Crediamo che l’Innovazione Aperta sia un processo win win, con rischi e ricompense condivise, perché innovazione basata sulle relazioni e sulla co-progettazione, ovvero su un riallineamento degli interessi tra stakeholder. Un’innovazione capace di generare capitale relazionale, ovvero valore sociale.

Il framework interpretativo, che abbiamo prima abbozzato e poi validato con i molti interlocutori attivati, vede l’Innovazione Aperta come paradigma secondo cui le imprese possono favorire lo scambio di idee, competenze, tecnologie, asset, prodotti e servizi con attori esterni con il duplice obiettivo di migliorare la propria posizione competitiva e, allo stesso tempo, arricchire territori, contesti e mercati in cui operano. E’ un processo iterativo e interattivo che si alimenta con la condivisione, con la prova e l’errore e che richiede una co-evoluzione di cultura aziendale e processi organizzativi, anche attraverso l’attivazione di progetti mirati e di punti di osmosi con il mondo esterno.

La scelta di un approccio di Innovazione Aperta appare motivata da una numerosità di ragioni che abbiamo raggruppato in tre diverse categorie: bottom line, accesso ai mercati e elementi intangibili.

In primo luogo, essa appare un formidabile strumento di competitività delle imprese, capace di lavorare su alcune dinamiche tipiche di business, per portarle a valore in modo più efficace ed efficiente.

In secondo luogo, abilita la messa a sistema di strumenti, vettori, punti di osmosi tra mondo esterno ed interno. Abbiamo individuato una grande varietà di risorse immateriali e asset materiali che l’impresa può offrire e può acquisire per linee esterne. Anche in ingresso, oltre ai talenti – e alle loro idee, coraggio, capacità – l’innovazione aperta mette in moto una molteplicità di elementi di valore, talvolta inattesi.

Oltre a vettori piuttosto consueti (si pensi ad esempio alle partnership con centri di ricerca, al volontariato d’impresa, allo stakeholder engagement), nell’alveo dell’innovazione aperta possiamo annoverare strumenti come i fondi di venture capital, i programmi per startup, gli hackathon, le esperienze evolute di co-design di servizi e prodotti, l’assegnazione di building e spazi a innovatori e organizzazioni presenti sul territorio, dati aperti e API offerti a sviluppatori, organizzazioni della società civile, amministrazioni pubbliche.

Il confronto con gli attori coinvolti ha dimostrato quanto sia rilevante e sfidante il tema e anche come alcune suggestioni emerse da alcune esperienze che ci hanno coinvolto negli ultimi 4 anni non fossero rubricabili tra gli aneddoti.

Abbiamo infatti lavorato con le grandi organizzazioni (Unipol Sai, Edison…) sulle strategie di innovazione aperta, su programmi ampi, ma anche su piccoli progetti pilota che, se efficaci, potrebbero essere scalati. Seguiamo anche il percorso, lungo e tortuoso, di innovatori e startup (Ultraspecialisti, BePart, RiskUp, TwLetteratura…) che incontrano le grandi organizzazioni, che diventano oggetto di scouting e, qualche volta, di investimento o di inserimento tra i fornitori.

In tutti i casi, leggiamo la speranza, l’opportunità, la curiosità e, al contempo, la fatica, la frustrazione, l’inaspettata lentezza.

In questo senso proponiamo, anche nel documento, un approccio graduale che faccia leva su tre elementi cardine: la cultura (individui e organizzazione), i processi (da ricalibrare e mettere alla prova), i progetti (che possono avere un valore specifico e un valore simbolico).

Il documento qui allegato esplora tutto questo: ipotesi, definizioni, quadro logico e propone una linea guida di fattori abilitanti lo sviluppo dell’approccio in azienda. Conclude con la presentazione di numerosi casi di imprese italiane ed internazionali che, a diversi gradi di maturità, hanno affrontato con successo la questione e ne hanno ricavato un vantaggio competitivo.

Ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno partecipato alla riflessione corale e vi auguriamo una buona lettura.

Scarica il documento

Category:
  Innovazione di Impresa
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