Dalla responsabilità sociale d’impresa alla creazione di valore condiviso

By staff 7 anni ago1 Comment
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Da qualche tempo l’etichetta “responsabilità sociale d’impresa” (CSR) sembra andare stretta a chi si occupa di sostenibilità delle organizzazioni. Qui ad Avanzi crediamo che la  strada praticabile sia  pensare ad una CSR a due velocità, per tenere assieme innovazione e confrontabilità. Per creare valore condiviso.

Confrontabilità e standardizzazione. Sono stati questi gli imperativi della responsabilità sociale d’impresa (CSR) per le grandi società quotate di tutto il mondo. Per oltre 20 anni UNEP prima e la Global Reporting Initiative dopo, sulla spinta del crescente interesse della comunità finanziaria globalizzata, hanno dato una grande spinta al processo di armonizzazione delle strategie e programmi in materia di tutela dell’ambiente, valorizzazione del capitale umano, relazioni con fornitori e clienti, e altro ancora.

I vantaggi di questo percorso sono evidenti. Ne cito solo due: la crescente concorrenza tra imprese anche sul piano della responsabilità e la più efficace azione di denuncia da parte dei watch dog (e quindi minori possibilità di green, social and ethical washing).

Dopo 20 anni, ecco però il rovescio della medaglia: responsabilità senza passione e senza valore, responsabilità globalizzata e spersonalizzata. Proprio il contrario di quello che praticava l’Olivetti di Adriano Olivetti e l’Agip di Enrico Mattei, due tra i tanti antesignani di quello che oggi chiameremmo CSR 2.0.

Michael Porter, quello de Il vantaggio competitivo delle Nazioni e di Green and Competitive, ha dato un vestito, un nome e un volto alla CSR 2.0. Shared Value, Valore Condiviso tra l’impresa e i suoi stakeholer. Il concetto ci porta dritti alle radici delle esperienze di Olivetti e di tante imprese manifatturiere italiane: la responsabilità sociale è l’attuazione di un patto a somma positiva tra l’impresa e i suoi stakeholder. Radicato su una considerazione semplice e dirompente: la competitività di un’impresa è positivamente correlata alla qualità del contesto nel quale l’impresa stessa opera.

Negli esempi che Porter cita in alcuni articoli sulla Harvard Business Review, troviamo imprese che, operando in settori molto diversi, interpretano la CSR con progettualità originali. La caratteristica comune, se proprio vogliamo trovarla, riguarda la valorizzazione del know how dell’impresa e la riconfigurazione delle relazioni lungo la catena del valore con il sostegno all’imprenditorialità e allo sviluppo economico locale.

Uno dei casi più convincenti che ad Avanzi abbiamo scovato e studiato è Danone: 3 fondi (Ecosystem Fund, Communities fund e Nature Fund), team e progetti dedicati a sostenere le capacità delle comunità svantaggiate di fare rete, fare impresa, creare occupazione. Ecco quindi i progetti a favore dei produttori di latte, il Danone Social Innovation Lab e tanti altre iniziative di ampio respiro, incardinati in una strategia globale.

Contestualizzazione e confrontabilità, come conciliare i due obiettivi? Crediamo che l’unica strada praticabile sia pensare una CSR a due velocità.

La prima velocità, CSR Risk Mitigation, è quella che deve assicurare la riduzione e il controllo dei rischi: violazione delle leggi, offesa della dignità delle persone, disinformazione per i consumatori, etc.  E’ una CSR minimale ma fondamentale, che richiede presidi organizzativi e processi tipici delle funzioni di controllo.

La seconda velocità, CSR Shared Value, è quella che crea occasioni di sviluppo per l’impresa e i suoi stakeholder, che permette di aumentare la competitività e la velocità dei processi di innovazione. E’ una CSR più creativa, che coinvolge le funzioni di strategia e sviluppo, che opera per macro progetti, che richiede risorse dedicate e mentalità da start up.

E voi, a che velocità avete deciso di viaggiare?

 

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  Innovazione di Impresa
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One Comment

  • Marco scrive:

    molto chiaro e l’idea delle due velocità è interessante, ma non è già la realtà nella quale ci troviamo? almeno per i contesti più complessi e le organizzazioni più articolate?

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