Le fabbriche di startup
Startup
Quali sono le caratteristiche chiave dei programmi di accelerazione di impresa che stanno avendo più successo? Possono essere valide anche per i progetti di impresa ad alto valore ambientale e sociale?
Complici una serie di concorsi di idee come Working Capital, Italiacamp e il Premio Gaetano Marzotto negli ultimi mesi si è fatto un gran parlare di startup e innovazione. In molti sembrano credere che favorendo la nascita e lo sviluppo di nuove imprese innovative si possano in qualche modo rafforzare i nostri anticorpi contro la crisi.
Come tutti, siamo curiosi di sapere quali idee di impresa verranno premiati da questi concorsi, quali saranno gli impatti reali di queste iniziative.
La sensazione è che, soprattutto in un contesto come quello italiano, i concorsi di idee da soli non bastino a selezionare progetti in cui è possibile investire dall’oggi al domani. Anche le idee migliori hanno bisogno di un minimo di accompagnamento per trasformarsi in imprese di successo.
E’ questa la logica che sta dietro al successo dei più rinomati programmi di accelerazione di impresa statunitensi. Il riferimento principale, sulla bocca di tutti, è Y Combinator. Ma sono decine i programmi di accelerazione e incubazione nati nel corso degli ultimi anni, soprattutto negli Stati Uniti (per una veloce rassegna, vi consigliamo di consultare questa presentazione curata da Gianluca Dettori).
Quali sono le caratteristiche comuni a tutte queste esperienze? Quali sono i loro punti di forza e le logiche, anche economiche, che vi stanno dietro?
Secondo gli autori del rapporto “The Startup Factories. The rise of accelerator programmes to support new technology ventures” pubblicato qualche settimana fa da NESTA (National Endowment for Science, Technology and the Arts), le caratteristiche chiave di un buon programma di innovazione sono cinque:
- un processo di selezione aperto e molto competitivo,
- investimenti di tipo pre-seed - tra 10 e 30 mila euro – nelle startup selezionate,
- focus sui team di progetto e non su singoli imprenditori,
- supporto e accompagnamento limitati nel tempo all’interno di un programma intensivo,
- accompagnamento di più startup in contemporanea, anche per fare in modo che essere si rafforzino a vicenda attraverso dinamiche di mutuo apprendimento.
Il risultato è una esperienza intensiva in grado di cambiare il destino di una startup. Ma anche uno screening molto efficiente per potenziali investitori, che attraverso questo processo hanno da un lato la possibilità di intervenire direttamente nel dna dei progetti d’impresa, proprio nel momento in cui le idee diventano business plan, dall’altro quella di conoscere a fondo le caratteristiche dei team che stanno dietro a un’idea imprenditoriale.
Possiamo ritenere valide queste considerazioni anche per chi, come noi, si è messo in testa di facilitare la nascita di imprese ad alto valore ambientale e sociale? Quali sono le differenze da tenere in considerazione? Quali le migliori esperienze a cui fare riferimento? (Village Capital, Bethnal Green Ventures, UnLtd, e poi?)
Con queste domande aperte vi auguriamo di trascorrere una piacevole estate, ricca di stimoli e nuove energie. Ci ritroveremo poi qui a settembre, per cominciare a dare qualche risposta.
Ps: I paragoni con gli Stati Uniti e i riferimenti alla possibilità di creare delle nuove Silicon Valley ormai si sprecano. La tentazione di replicare semplicemente le buone prassi d’oltreoceano, facendo copia e incolla, è molto forte. Non bisogna però dimenticare alcune differenze di contesto socio economico (sistemi di welfare, rigidità dei mercati del lavoro, rapporto tra università e imprese, ruolo dei fondi di venture capital, propensione al rischio, dimensione del mercato domestico) che hanno favorito l’emergere di innovazioni radicali negli Stati Uniti. Noi europei ce la siamo sempre cavata meglio con l’innovazione incrementale, è inutile nascondercelo. Il che non vuol dire che la cosa non possa essere cambiata. Vuol dire semplicemente che prima di importare qualsiasi modello, conviene chiedersi come renderlo coerente con il sistema di innovazione in cui si andrà ad inserire, se vogliamo avere qualche risultato apprezzabile.






