Imprese di comunità: sfide dalle pratiche e temi di riflessione

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Come si può rispondere dal basso, da parte di cittadini e operatori economici, al ritrarsi del welfare state a livello locale? Questi cambiamenti strutturali avranno come conseguenza inesorabile una sempre maggiore fragilità delle società locali, o sono l’occasione per sperimentare forme inedite di resilienza? L’impresa, e quale, può svolgere un ruolo nel rispondere a questi bisogni?  Il progressivo ritirarsi dell’attore pubblico dalla fornitura e gestione di servizi collettivi avrà delle conseguenze negative in termini di universalismo dei diritti? E ha ancora senso porsi in una prospettiva universalistica, se guardiamo alla frammentazione delle società contemporanee?

Non esistono risposte semplici ai mutamenti in corso, sui quali il dibattito è polarizzato tra chi intravvede un’occasione straordinaria per sperimentare innovazioni dal basso e responsabilizzare una platea di attori più ampia, e chi teme che alcune linee di tendenza, indubbiamente di moda, siano effimere, quando non derive potenzialmente conservatrici o troppo leggere rispetto ai problemi in campo. Esistono però alcune direzioni di lavoro interessanti, anche se esposte a rischi, che mobilitano le risorse e l’intelligenza collettiva in forme in parte inconsuete, e che vale la pena di analizzare con maggiore profondità e capacità critica. In particolare, da qualche tempo anche nel nostro paese si discute di imprese di comunità, e si delineano una serie di ambiti nei quali forme di community ownership (anche al di là delle forme tradizionali della cooperazione) aprono prospettive inedite per la responsabilizzazione dei cittadini e di altri soggetti tradizionalmente non attivi in campi quali la gestione di beni e risorse comuni e di servizi di pubblica utilità.

Ne discuteremo il 25 settembre qui al Barra A, in un workshop che vuole rilanciare il dibattito sul ruolo che le nuove forme di impresa di comunità possono giocare nei percorsi di rigenerazione urbana e fornitura di servizi collettivi, con esperti e operatori come Paola Briata (Dastu, Politecnico di Milano), Paola Casavola (UVAL, DPS) , Giovanni Caudo (Assessore Trasformazione Urbana di Roma Capitale), Gianluca Ruggieri (Retenergie), Flaviano Zandonai (Euricse/IRIS Network), moderati da Claudio Calvaresi, Carolina Pacchi e Davide Zanoni.

Se guardiamo a questi temi in una prospettiva non solo locale, ma anche europea, possiamo identificare sperimentazioni interessanti in ambiti molto differenti tra loro, come il riuso di edifici o parti di città abbandonate o sottoutilizzate e la gestione di servizi di pubblica utilità (impianti e aree sportive, trasporto pubblico, biblioteche, verde pubblico, energia). Alcune interessanti sperimentazioni britanniche sono narrate nel recente testo di Sara Le Xuan e Luca Tricarico, IMPRESE COMUNI. Community enterprises e rigenerazione urbana nel Regno Unito, Maggioli ed., 2014.

Dalle pratiche in corso e dagli spunti del dibattito emergono alcune questioni su cui la riflessione sta maturando, e che guideranno la discussione con gli esperti e con chi sarà interessato a partecipare:

–        le possibili opportunità e vincoli delle imprese di comunità rispetto ad altri tipi di opera­tori tradizionalmente attivi in questi                 campi (amministrazione pubblica, operatori di mercato, cooperative sociali e associazioni);

–        la produzione di beni pubblici da parte di operatori differenti;

–        la necessità di ridefinire il ruolo delle istituzioni pubbliche all’interno dei processi, che vada verso un accompagnamento e supporto alla creazione di imprese di comunità (nel prin­cipio di una “società che fa sempre più da sé”);

–        le ragioni (spesso conflittuali) che creano i presupposti per la nascita di imprese di comunità;

–        il legame con il territorio di appartenenza, che problematizza i concetti di comunità e di locale.

Vi aspettiamo il 25 settembre alle h.17.00 in via Ampère 61/A. Qui il link per registrarsi all’evento.

Category:
  Impresa Sociale
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