La Ciambella della Sostenibilità, quanto ci piace a noi green snob!

By Elena Merlo 8 years agoNo Comments
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Sono passati alcuni mesi dal giorno in cui Avanzi – Sostenibilità Per Azioni si è presentata al pubblico con la domanda esistenziale “Ma cos’è la sostenibilità?”.

Una risposta definitiva forse non l’avremo mai perché è nella ricerca e nel fare, giorno dopo giorno, che ritroviamo il senso di cosa sia e non sia sostenibile per un sistema in continua evoluzione.

Tempo fa si pensava che le auto elettriche avrebbero salvato il mondo dal cambiamento climatico dovuto alle emissioni di CO2: poi dopo qualche ricerca si è scoperto che il giacimento più importante di litio (1/3 delle riserve) per le batterie di nuova generazione si trova sotto il Salar de Uyuni, uno dei luoghi più incantevoli della terra.

Anche i biocombustibili sembravano una soluzione ideale per sostituire benzina e gasolio, fino a quando la crisi dei prezzi nelle derrate alimentari del 2008 ha dimostrato l’insostenibilità di un’applicazione estesa delle colture energetiche.

Tuttavia uno stimolo davvero interessante per non smettere mai di interrogarci su cosa sia e non sia sostenibilità, ci arriva da Kate Raworth di Oxfam International che ha presentato, in vista della Conferenza di Rio+20, un modello per lo sviluppo sostenibile, fondato sui principi di giustizia sociale e protezione dell’ambiente (A Safe and Just Space for Humanity, Oxfam Discussion Paper, February 2012).

Lo spazio in cui la popolazione del mondo può vivere nel rispetto dei diritti umani e nella tutela delle risorse naturali è rappresentato da una ciambella, la ciambella della sostenibilità!

 

Al di sotto della soglia di giustizia sociale, i diritti fondamentali dell’uomo (cibo, acqua, salute, ..) non vengono rispettati, al di sopra della soglia di protezione ambientale (climate change, perdita di biodiversità,…) le risorse del sistema sono a rischio. Nel mezzo c’è lo spazio dove alleviare la povertà, garantire l’offerta di servizi essenziali, produrre energia pulita, distribuire equamente le risorse , ridurre lo spreco di cibo, ridurre il consumo di energia, offrire a tutti condizioni di vita e lavoro accettabili.

Questa prospettiva sullo sviluppo sostenibile ci piace molto per tre ragioni:

  • la prima è che permette di sfatare un mito: ai green snob non interessa la povertà del mondo (“A che serve l’aria pulita se non hai nulla da mangiare?”). La Raworth ribadisce un concetto per noi fondamentale, ovvero che la tutela dell’ambiente non può prescindere dalla giustizia sociale.
  • la seconda è che intende l’attività economica non come fine ma come mezzo per portare l’umanità all’interno della ciambella e promuovere la crescita del benessere sociale. La crescita del GDP non misura se e quanto lo sviluppo economico è inclusivo e sostenibile, e dunque se l’attività economica ha contribuito ad allontanarsi e ad avvicinarsi alle due soglie critiche.
  • la terza è che afferma l’urgenza di politiche per la sostenibilità, a scala globale e locale, che integrino la dimensione sociale, ambientale ed economica, limitando possibili trade off e collassi nel sistema.
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  Risorse naturali, Valutazione di Impatto
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